Arexpo, da maggio riapre l'area di Rho-Pero

Triennale e altre idee per evitare l'abbandono in attesa del piano definitivo

I progetti ci sono. Soldi, personale e società no. Ma il «Fast post Expo» si farà. «Bisogna correre» ha sentenziato Giuseppe Bonomi, dg della Regione approdato nel cda Arexpo insieme al rettore del Politecnico Giovanni Azzone. I due sono arrivati da una settimana e hanno subito trovato una montagna da scalare: «Per adesso Arexpo ha solo un conto corrente con 84mila euro», spiega Bonomi. Quindi entro un mese e mezzo bisogna creare una società che praticamente non esiste e può contare su un budget largamente ipotetico: oltre ai soldi sul conto, c'è la possibilità di aprire una linea di credito da 19 milioni con Banca Intesa. Poi ci sono 50 milioni di aumento di capitale promessi dal governo e i 50 della Regione. A ore il ministero dovrebbe confermare che non ci sono aiuti di Stato e dunque sbloccare il cartellone degli appuntamenti già a maggio. E in questi giorni non si sono ancora concluse le trattative con Expo per i vari capitoli che riguardano il costo delle aree, delle bonifiche e delle spese dopo il 31 ottobre. La società però nel frattempo ha anche mutato pelle: prima doveva solo occuparsi di acquisire le aree e rivenderle. Adesso invece è diventata il soggetto che determinerà il futuro della lastra di Rho-Pero. Le idee a Bonomi e Azzone non mancano: per il 2016 si pensa a una mini Expo da maggio a ottobre con iniziative che evitino l'abbandono della piastra. Poi nel 2017 una programmazione più ampia e organizzata per permettere anche dei ricavi, come l'affitto del teatro all'aperto e lasciare il tempo di pensare il progetto definitivo. E tutto cercando di non perdere la legacy, cioè l'eredità di Expo. Per correre Arexpo userà alcuni dipendenti di Expo e nel frattempo, in circa due settimane, risolverà le questioni aperte con la società e riceverà una bozza del progetto di trasferimento della Statale.MBon