Arrestati gli aggressori del campione di kung fu

Taser, catene e un violentissimo pestaggio davanti a tutto il quartiere e al figlio undicenne

Sono stati arrestati e portati al carcere di San Vittore per tentato omicidio i cinque pregiudicati italiani che nella notte del 26 maggio 2016 hanno ridotto in fin di vita un 34enne tunisino, ex campione di arti marziali. Gli aggressori fanno parte della famiglia Tallarico, una delle più potenti del «quadrilatero della droga», il quartiere delimitato dalle vie Tamigi, Danubio, Senna e Reno, a Bruzzano. Il movente è ancora incerto, motivi di droga, forse uno sgarro di troppo a chi gli sgarri proprio non li sa perdonare. Così parte la spedizione punitiva: Romolo Tallarico, il più giovane dei tre fratelli, bussa a un appartamento nella scala F di una palazzina, che sembra più un «fortino». Ad aprire la porta c'è la vittima: Harhuri Tahar, cintura nera e campione di kung fu. Davanti a sé non trova nessuno. Così, infuriato, scende al piano di sotto e bussa a sua volta alla porta del suo aguzzino. Romolo però non apre, chiama in suo aiuto i fratelli Alfredo e Pasquale, il nipote Mario Domenico Pompeo e il complice Alessandro Altavilla. Inizia la violenza. Alfredo usa il taser contro la vittima, che una volta caduta a terra viene trattenuta dal collo con delle catene da Pasquale e trascinata giù per due piani di scale fino al cortile. Dove l'aggressione si è inasprita davanti al vicinato, che «tifava» tra urla e schiamazzi per i fratelli Tallarico. Tra i tanti «spettatori», il figlio del tunisino, appena undicenne, che ha subito allertato la polizia: «Mi stanno uccidendo il padre» ha detto agli agenti.

Un'altra testimonianza importante che ha permesso alla squadra investigativa del commissariato Comasina, coordinata dalla dirigente Elisabetta Silvetti, di ricostruire i fatti è stata quella della vicina di casa 35enne, che ha assistito a tutta la scena e ha raccontato poi i dettagli agli inquirenti. Ora la donna è stata trasferita ed è sotto protezione perché il suo gesto le ha procurato diverse minacce. Il tunisino è stato ricoverato per 25 giorni con una prognosi riservata di 45 e ha riportato gravi danni permanenti sia a livello fisico che psichico. Dopo l'episodio, lo scorso dicembre, l'uomo è stato aggredito ancora. Questa volta da uno spacciatore che gli ha inferto una bottigliata alla gola in via Imbonati. Da febbraio di quest'anno si sono perse le tracce: potrebbe essere tornato in Tunisia. Il figlio, dopo lo shock, si è trasferito con la madre fuori Milano.