Arrestato «re Diego» il capo dei rom che girava scortato

Se non fosse un balordo con una sfilza di precedenti, sarebbe un personaggio da romanzo del genere «cappa e spada». Quella di Diego Braidic - 34 anni, nomade di etnia sinta, capo dei rom del campo di via Idro e conosciuto dai suoi come «re» Diego - è infatti una storia rocambolesca piena di colpi di scena, fughe all'ultimo minuto e rifugi di fortuna costruiti dietro doppi fondi di armadi, cassepanche e intercapedini. I poliziotti del commissariato Villa San Giovanni gli davano la caccia da un bel pezzo. E molte volte, negli ultimi tre anni, si erano illusi di poterlo catturare. Almeno in cinque occasioni ci erano andati molto vicini per poi farselo scappare all'ultimo minuto. Eppure i blitz nel campo di via Idro non sono mancati: nei mesi scorsi la polizia ha sequestrato 5 camper, 8 roulotte, 3 moto, un'auto e persino una carrozza d'epoca trainata da un cavallo. Ma di «re» Diego - ricercato dal giugno 2010 e una pena di otto anni di carcere da scontare per un cumulo di reati - nessuna traccia.
Dal 1994 fino ad oggi, si può dire, che il nomade non si è fatto mancare nulla, nemmeno l'indulto. È stato autore di rapine, sequestri di persona, danneggiamenti. Ed è accusato anche di tentato omicidio, lesioni personali, porto d'armi abusivo, evasione, resistenza e violenza a pubblico ufficiale. È ritenuto inoltre dagli investigatori l'autore dell'incendio al termine della sparatoria, avvenuta proprio all'interno del campo nomadi di via Idro, il 28 gennaio scorso, nell'ambito di una lotta tra famiglie rivali per la supremazia nell'area. Dove i Braidic sono molto conosciuti e la fanno da padroni, con esiti spesso molto negativi non solo sull'insediamento, ma anche sui residenti della zona: uno dei fratelli di Diego, nel 2007, fuggendo dalla polizia aveva investito e trascinato un anziano nella zona di via Padova, «pagando» poi con una condanna di 18 anni.
Anche Diego «pagava» la sua libertà circondandosi di una vera e propria scorta. Un gruppo di fidatissime staffette che gli permettevano di costruirsi intorno una rete di protezione e allerta qualora si trovasse in pericolo per l'arrivo imminente delle forze dell'ordine. Si faceva precedere così da un auto in tutti i suoi spostamenti fuori dal campo. E quando doveva arrivare o lasciare via Idro saliva in sella a una bici, raggiungendo la vicina tangenziale e salendo poi su un vettura che lo aspettava con il motore acceso.
Un tipo del genere, ovviamente, non può mai abbassare la guardia, non deve avere punti deboli e conoscere alla perfezione sempre tutto ciò che lo circonda nell'arco delle 24 ore. Se perde un attimo di lucidità per lui è la fine. Quel momento è arrivato martedì mattina. Quando il «re» delle fughe, si è fatto beccare come un comunissimo mortale, mentre in una carrozzeria di Cavenago Brianza stava facendo il tagliando dell'auto. I poliziotti del commissariato Villa San Giovanni lo avevano seguito mentre abbandonava il campo attorno alle 10 di mattina. Dopo un pedinamento, durato svariati chilometri, il nomade è entrato nella carrozzeria. E loro lo hanno circondato e arrestato. «Stavolta siete stati proprio bravi - ha sogghignato Braidic -. Si vede che sto invecchiando». Sì: il re era finalmente nudo.