«Arresti domiciliari nei campi nomadi? Un aiuto al racket»

L’altro giorno un bambino di appena cinque anni costretto a mendicare in corso Vittorio Emanuele dal padre, un romeno vecchia conoscenza delle forze dell’ordine bloccato e denunciato da una «volante» della polizia. Ieri l’arresto di un quattordicenne rom del campo nomadi di Triboniano che con un complice aveva appena tentato di scippare una donna in corso Buenos Aires. Non era la prima volta che veniva controllato o arrestato per reati contro il patrimonio. E alle forze dell’ordine aveva già declinato almeno altre due false generalità.
Patti di legalità e strutture messe in piedi a spese del Comune non sembrano essere sufficienti per garantire l’integrazione. «È difficile educare dei ragazzi, convincere le famiglie a mandarli a scuola e a non rubare quando i campi nomadi diventano luoghi che danno ospitalità a gente agli arresti domiciliari» spiega il vicesindaco Riccardo De Corato di fronte all’ennesimo episodio. «Chiederò che il ragazzo e chi lo ospita vengano espulsi dal campo - aggiunge - Chi sbaglia paga, è naturale. Già una ventina di famiglie hanno dovuto abbandonare l’area perché non hanno rispettato gli accordi. E un’altra trentina potrebbero essere allontanate per gli stessi motivi». Ma il problema è più vasto. «Nei quattro campi di Triboniano e Barzaghi - spiega De Corato - vivono circa cinquecento persone che devono rispettare un patto di socialità e legalità. Ma certe assurde disposizioni non fanno che favorire situazioni di illegalità. Nell’area ci sono otto donne agli arresti domiciliari, due persone soggiornano in via Impastato e Chiesa Rossa, ma probabilmente ce ne sono altre negli altri campi. Si tratta di un pessimo segnale che diamo agli occupanti e che crea anche difficoltà ai volontari che prestano servizio. Perché chi vive lì, deduce che se si delinque alla fine non si va in carcere, ma si viene rispediti al campo».
Decisa anche la posizione di Mariolina Moioli. «L’accoglienza - sottolinea l’assessore ai Servizi sociali - dev’essere sempre collegata alla legalità». E sul caso del quattordicenne rom arrestato, ha le idee ben chiare. «Dietro un minore che delinque - assicura - c’è sempre dietro una famiglia che lo induce a farlo. Il nostro intervento non si deve fermare al minore che deve invece essere aiutato a uscire da questo sistema perverso». E quindi? «Verifichiamo di cosa vivono i genitori. Chi sta nei campi rom non può sopravvivere rubando o inducendo i figli a rubare».
«Sul fronte dei controlli - ricorda De Corato - l’attenzione è sempre alta. Nelle prime due settimane di agosto la polizia municipale ha effettuato operazioni mirate nei quattro campi di Barzaghi e Triboniano. Cinquanta le persone controllate e 25 i veicoli. Sette sono risultate senza fissa dimora e sono state identificate secondo quanto richiesto dal commissario per l’emergenza rom. Sette anche le sanzioni, di cui 5 per violazione al codice della strada e 2 per divieto di campeggio in pubblica via. Un veicolo è stato inoltre sequestrato per mancanza di copertura assicurativa».