Arresti e meno reati Prove di sicurezza in stazione Centrale

Controlli alle banchine e telecamere fanno crollare il numero di illeciti Il piazzale esterno resta il problema

Un'estate di arresti in stazione Centrale. Solo nel mese di agosto la Polizia ferroviaria ha arrestato 35 persone in tutta la Lombardia, di queste 23 nel principale scalo milanese. E si tratta di un decimo di tutti i fermi eseguiti nel 2014 che sono 360, ma che non raccontano tutto il cambiamento avvenuto nelle gestione della sicurezza tra i binari. Proprio l'accesso controllato alle banchine, che pure è soltanto una verifica del biglietto, è servito a creare un'area in cui i reati sono calati del 93%. Un crollo verticale che ancora non soddisfa tutti: in molti vorrebbero l'introduzione dei metal detector sul modello degli aeroporti, ma «si può fare tutto - dice tra i denti un ufficiale delle forze dell'ordine - però tutto ha un costo». E anche lontano dai binari si ha la percezione di vivere un luogo più sicuro: forse anche solo per la presenza delle pattuglie miste, insieme alla Polizia ci sono una ventina di militari su 80 in servizio negli scali milanesi, che pattugliano i tre livelli della stazione. Difficilmente si vede ancora in giro «Arnold», un barbone di origini africane e «storico» dello scalo che gestiva la questua degli immigrati davanti alle macchinette per i ticket nonostante la statura minuta. Così come «c'è ancora qualche zingarella» racconta un agente in servizio, ma non sono più così presenti come quando per prendere un biglietto del metrò dovevi per forza averci a che fare. All'esterno, sul piazzale in particolare, la massiccia presenza di bivacchi di migranti non garantisce la tranquillità, le risse tra ubriachi o drogati restano, ma la situazione sembra comunque più tranquilla. E anche le retate periodiche che portano a qualche decina di fermi hanno un loro effetto, seppur minimo visto che per i reati minori difficilmente si resta in cella per poco tempo.

All'interno, oltre alla collaborazione tra Polizia ed esercito, si può contare anche su un sistema di 300 telecamere. E la sorveglianza degli agenti è comunque di 24 ore su 24 come in altre tre stazioni: Garibaldi, Lambrate e Brescia, mentre gli altri 18 posti di Polizia fissi degli scali lombardi hanno orari più ridotti. Il compito degli agenti è comunque difficile: devono sorvegliare una rete di strade ferrate di 1.660 chilometri, per 2.400 treni al giorno. Di questi riescono a scortarne 90 al giorno, sono quelli delle zone o fasce orario più critiche. Anche per questo, al convegno tenutosi nel centro congressi del padiglione Italia a Expo 2015, Roberto Sgalla, direttore centrale specialità della Polizia, ha espresso un parere favorevole a proposito della «sicurezza partecipata». Il riferimento è alla decisione di Trenord di impiegare 150 nuovi vigilantes per garantire la sicurezza sui proprio convogli: «È un esperimento già testato positivamente in altre occasioni come negli stadi». E necessario visti i numeri del territorio nazionale: in tutta Italia l'attività di Polizia ferroviaria ha portato, dall'inizio dell'anno, a 536mila identificazioni, 960 arresti e oltre 8mila denunce. Oltre che a un calo di un quinto dei furti di rame sulle linee e al ritrovamento di 645 minori nei soli primi sette mesi del 2015. L'estate della Centrale sembra dunque indicare un aumento della sicurezza, anche quella percepita che è diversa da quella reale come ha sottolineato lo stesso Sgalla: passeggiando tra i vari livelli della stazione capita di vedere continuamente militari e poliziotti fermati da persone che a volte denunciano qualche furto o altri reati, ma più spesso chiedono indicazioni o informazioni generiche agli uomini in divisa.