Arriva l'ok di Palazzo Marino al nuovo regolamento del servizio

Il Consiglio comunale ha approvato il nuovo contratto di servizio con Amsa scaduto il 30 giugno scorso. La delibera è stata approvata con 27 voti favorevoli e 12 contrari, di altrettanti consiglieri della minoranza di centrodestra.
Il nuovo contratto prevede 286 milioni di euro di servizi e comprende i 3 milioni previsti per i servizi aggiuntivi. Rispetto al precedente contratto è stato possibile risparmiare, per il 2013, circa un milione di euro sui costi per «Servizi Continuativi e programmabili», passati da quasi 279 a 278 milioni di euro. Il risparmio riguarda principalmente la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti (si passa da 127,9 milioni nel 2012 a 125,5 per il 2013) e l'ulteriore sconto «una tantum» accordato dalla società, a seguito delle richieste che l'amministrazione ha fatto alle aziende titolari di grandi contratti con il Comune di Milano (da 500mila a 1,8 milioni).
Infine, a causa della fine dei contributi governativi sulle energie rinnovabili, il Comune dovrà coprire le risorse mancanti per un ammontare di 18 milioni di euro.
Restano le polemiche sulla Tares, la tassa sui rifiuti, e il Pdl chiede che il Comune migliori il servizio Amsa senza aumenti che gravino sui milanesi.
«La città - interviene il consigliere pidiellino Fabrizio De Pasquale - produce il 10% di rifiuti in meno e paga il 10% di tasse in più. Eppure si poteva evitare di aumentare le tasse utilizzando ad esempio la tassa di soggiorno visto che il Comune da lì pensa di recuperare 28 milioni di euro». Per De Pasquale «se si continua ad aumentare a spremere la gente aumenta sempre di più anche chi smette di pagare perché non riesce più a sopportare il carico fiscale».
Il vice del Consiglio Riccardo De Corato chiede di «restituire a Milano un servizio che sia adeguato al suo essere città internazionale che tra due anni ospiterà Expo. Cerchiamo di rimediare ai danni provocati dalla riorganizzazione di Amsa voluta dalla Giunta e di difendere i cittadini dagli aumenti delle tariffe».
L'ambientalista Carlo Monguzzi sostiene che la Tares vada rimodulata in base all'efficienza della raccolta: «La Tares, così com'è è solo un balzello - sostiene - perché si basa sui metri quadri di abitazione e invece deve essere modulata sull'efficienza della raccolta: il cittadino che fa più raccolta differenziata paga di meno. Con questo valorizziamo il senso civico e il rispetto per l'ambiente dei cittadini virtuosi e promuoviamo la formidabile filiera industriale del recupero dei materiali che crea ricchezza e occupazione».
Solleva dubbi anche il Codacons che chiede di rinviare la Tares come Iva e Imu. Secondo l'associazione «si tratterebbe di una stangata aggiuntiva pari a 77 euro a famiglia, rispetto a quanto pagato nel 2012. Sia ridisegnata l'imposta, commisurandola all'effettiva produzione di rifiuti».