Arriva il registro per trovare la badante giusta

L'albo consentirà a chi ne ha bisogno di avere certezze su professionalità e comportamenti

L'obbligo di superare un test di lingua italiana, un titolo di studio o un percorso di formazione in campo socio-assistenziale, essere maggiorenni e ovviamente non avere condanne penali a carico. Questi alcuni dei requisiti per poter entrare nel nuovo registro delle (o dei) bandanti. O più esattamente gli «assistenti familiari», come li definisce la legge approvata dalla Regione per regolamentare un mondo che sta diventando sempre più complesso. «Tre le novità di rilievo che vengono a colmare un vuoto normativo - spiega il consigliere della Lega Silvana Saita - l'istituzione a livello territoriale, con la collaborazione dei Comuni e delle organizzazioni sindacali, di Sportelli per l'assistenza familiare, la creazione di registri territoriali degli assistenti familiari e lo stanziamento di fondi per il sostegno economico a favore delle famiglie che hanno bisogno di addetti all'assistenza familiare».

Perché sono i numeri a dire che nel 2015 i lombardi non autosufficienti che necessiteranno di cure a domicilio saranno almeno 600mila. E già le badanti in Lombardia sono oltre 156mila, per una spesa a carico delle famiglie di 1,6 miliardi di euro ogni anno. Ma frequentissimo il ricorso a figure non professionali, con una stima di 200mila badanti «informali». Per una volta destra e sinistra unite in un voto favorevole espresso all'unanimità dopo gli interventi dei relatori Carlo Borghetti (Pd) e Maria Teresa Baldini (Fuxia people) per una legge che stabilisce che in caso di necessità ci si potrà rivolgere a sportelli di ascolto che valuteranno le necessità, orientando la scelta verso il servizio assistenziale più idoneo, anche grazie alle informazioni disponibili nei Registri territoriali, vere e proprie banche dati sulle competenze, i percorsi di formazione e le disponibilità orarie degli assistenti familiari iscritti. Una maggiore attenzione viene posta alla promozione delle competenze socio-assistenziali delle badanti a cui sarà chiesto un titolo di studio o di un percorso di formazione in campo assistenziale o socio-sanitario riconosciuti nell'Unione europea. Oppure, se provenienti da Paesi extra Ue come la Moldavia o l'Ucraina, esperienze specifiche di almeno dodici mesi. Gli assistenti familiari iscritti nei Registri dovranno anche essere in possesso di nozioni di economia domestica e, se stranieri, aver superato il test di italiano (livello A2). Previsti percorsi di formazione professionale promossi dalla Regione, con l'assessore al Welfare Maria Cristina Cantù che per il solo 2015 ha messo a disposizione 700mila euro.

«Con questo provvedimento – ha detto Maria Teresa Baldini - andiamo a regolare un settore nel quale oggi la confusione è totale. La ricerca di un assistente familiare è lasciata al passaparola e così nelle case dei nostri anziani finiscono spesso persone che non sanno l'italiano e non possono comunicare nel caso un'emergenza. E magari non sono nemmeno regolari». Per Borghetti una legge che «oltre a creare i profili degli assistenti familiari e modelli formativi che siano in grado di garantire prestazioni socio sanitarie di alto livello, interviene sui servizi alla persona che eroga la rete della Regione».