Arrivano i Cure ad Assago con 37 anni di ritmi dark

Già esaurita la serata di domani, si replica mercoledì In scaletta i successi celebri della versatile band pop

«Quando penso a me stesso come al cantante di un gruppo famoso non posso credere di essere davvero io». Incorreggibile, davvero, Robert Smith, leggendario padre-padrone dei Cure. Un'icona del pop, amata da moltissimi colleghi (anche il compianto Bowie aveva un debole per lui...), che se non esistesse - sostengono in molti -, bisognerebbe inventarla.

A quattro anni dall'apparizione all'«Heineken Jammin' Festival», nella mega area concerti allestita da Fiera Milano a Rho, i Cure si concedono un doppio show di ritorno in città al Mediolanum Forum di Assago domani (ma questo concerto è già tutto esaurito, ndr) e dopodomani.

Campionissimi del dark, anche e soprattutto grazie ad un gigantesco catalogo di capolavori sospeso tra melodie oblique e ritmi ipnotici, da 37 anni a questa a parte (raccontano le biografie che tutto iniziò nel 1976 a Crawley, una piccola cittadina del Sussex, dove una giovane e sconosciuta band chiamata Easy Cure destò subito parecchio interesse) i Cure non hanno smesso di appassionare, generazione dopo generazione. Altro che concerto per far sentire ancora un po' «gggiovani» anche gli adulti...

La verità è che la longeva band britannica sfugge di buon grado alle facili etichette, in quanto non si possono considerare né goth, né pop, né rock. Lo dicono i fan, che ne esaltano la versatilità e il loro essere smaccatamente estranei alle tendenze della musica 2.0. E lo pensa anche il signor Smith, classe 1959 da Blackpool, Inghilterra: «Noi siamo semplicemente i Cure», ha dichiarato con un certo candore il band leader, accompagnato per l'occasione dal fedelissimo Simon Gallup al basso, dai quasi fedelissimo Roger O'Donnell alle tastiere e Jason Cooper alla batteria, nonché dall'altro chitarrista Reeves Gabrels.

Inutile ribadire che ancora oggi Robert Smith (bisogna ammetterlo: i Cure sono la propagazione del suo approccio mai banale alla canzone) ha i capelli elettrizzati di sempre, il viso colorato di bianco, il rossetto rosso sulle labbra, l'ombretto azzurro sulle palpebre. E mai come oggi, forse, la sua maschera e il suo presunto aspetto trasgressivo tradisce una certa qual tenerezza. Sta di fatto che ogni volta che sale sul palco canta ininterrottamente, impeccabile, fedele a se stesso e ai suoi ammiratori. E lo farà anche nelle due apparizioni live milanesi con oltre tre ore zeppe di show infarcite di superclassici. Scaletta alla mano, si parte con «Open» e si chiude con «A Forest» e «Play for Today». Nel mezzo «Friday I'm in love», «Close to me», «Lullaby», «Just like Heaven», «Boys don't cry» e anche qualche manciata di brani inediti.

Ma non aveva detto che i Cure si sarebbero ritirati nel 1999?