Assago, lite tra bande con delitto: «In cella per una storia d’onore?»

Arrestati in tre un’ora dopo l’agguato Tutti incensurati

«Quando, dopo averli interrogati, abbiamo detto loro che li avremmo portati a San Vittore, si sono stupiti molto. E, guardandosi l’un l’altro con occhi spalancati, hanno cominciato a balbettare: “Come? Addirittura in carcere?”. Non riuscivano a rendersi conto che avevano appena commesso un omicidio, che avevano ucciso un uomo...».
Sono stati il tenente Michele La Stella della compagnia di Corsico e i suoi uomini, giovedì sera alle 23, ad arrestare a Trezzano sul Naviglio i tre responsabili dell’omicidio del 19enne Antonio Di Bella - piccolo pregiudicato, saltuariamente aiutante nell’autorimessa milanese del padre - avvenuto appena un’ora prima in via Matteotti ad Assago. La guardia giurata Davide Malgeri, 21 anni (colui che ha materialmente sparato il colpo mortale servendosi della sua pistola d’ordinanza, una 9x21) e i suoi due amici-vicini di casa Fabio Stanzione e Marco Cimino, rispettivamente di 20 e 19 anni, entrambi operai. Ragazzi incensurati, tutti residenti in città, in zona Greco. Giovani che, in un attimo di follia, si sono giocati il futuro.
«L’omicidio è aggravato dai futili motivi che lo hanno determinato - hanno spiegato ieri i militari -. Di Bella e altri tre suoi amici avevano deciso d’incontrare Malgeri e gli altri per definire due questioni di fondo: il ruolo che Di Bella si era arrogato di piccolo boss della zona e una storia di ragazze, di corteggiamenti, di rivali e di ex».
Che ci scappasse addirittura il morto non era nei programmi di nessuno, quindi. Tuttavia è una realtà che Malgeri si fosse portato dietro la pistola d’ordinanza («Anche perché, più tardi - ha spiegato ai carabinieri - dovevo andare al lavoro») mentre Di Bella e compagni erano armati solo di mazze da baseball. E che, con quell’arma, il vigilantes abbia sparato sei colpi per aria e uno diretto a Di Bella, quello che lo ha colpito al torace e ucciso, poco dopo il suo arrivo al San Paolo.
Dopo il fuggi fuggi generale seguito all’omicidio, un paio di ragazzi (probabilmente amici della vittima e presenti al momento della sparatoria, ndr) sono andati a bussare alla vicina caserma dei carabinieri di Assago per chiedere aiuto e, poco dopo, le pattuglie della compagnia di Corsico sono giunte sul posto.
«Siamo riusciti a risalire a Malgeri e ai suoi principalmente grazie alla testimonianza di una ragazza, - spiegano i carabinieri - che, pur non appartenendo alle bande coinvolte, ci ha detto subito che l’assassino assomigliava “a una guardia giurata che lavora a Trezzano”. A quel punto, e dopo aver trovato sul posto vari bossoli proprio di una pistola d’ordinanza, abbiamo mandato un paio delle nostre auto nella località indicataci in cerca di una “Ford Fiesta di colore scuro” come avevano insistito più persone della zona parlandoci della vettura sulla quale avevano visto scappare l’assassino e i suoi due complici. E a Trezzano, in via Edison, abbiamo trovato i tre».
Malgeri, infatti, lavora come guardia giurata per l’istituto di vigilanza «Security Service» di Milano alla sede della società di telefonia «Tre» di Trezzano e doveva montare in servizio.
«I tre erano ancora a bordo della Fiesta. Una volta in caserma, in preda al panico, non hanno negato nulla, ma nemmeno hanno mostrato particolari segni di pentimento - concludono i militari -. Solo all’idea di finire in carcere, appunto, si sono molto meravigliati».