Assalti con l'acido: entro venerdì la sentenza

Il pm ha chiesto 26 anni per Boettcher, che ne ha già da scontare sedici

Luca FazzoOrmai siamo all'ultimo atto: oggi pomeriggio, o al più tardi venerdì, Alexander Boettcher conoscerà la decisione dei giudici che lo stanno processando per le altre due aggressioni a base di acido muriatico che avrebbe compiuto insieme a Martina Levato, la ragazza di buona famiglia inghiottita insieme a lui in un vortice di sesso e crudeltà. Il pm Marcello Musso ha chiesto per lui ventisei anni di carcere, che andrebbero ad aggiungersi ai sedici già inflitti per l'ultimo agguato, quello del dicembre 2014 a Pietro Barbini, quando entrambi gli amanti dell'acido vennero arrestati.Eppure, arrivato al momento finale dell'inchiesta che lo ha assorbito per oltre un anno, lo stesso pm Musso sa che non tutto è stato scoperto. Ci sono i rapporti tra Alex e Martina, illuminati da filmati e messaggi piuttosto scioccanti, eppure ancora imperscrutabili: chi plagiava e chi era plagiato, chi guidava l'altro in questa folle serie di violenze e di vendette? Ma non è tutto. Perché Alex e Martina non hanno agito da soli. Hanno avuto un complice, Andrea Magnani, che ora cerca disperatamente di ridimensionare il suo ruolo. E ne hanno avuti altri ancora senza nome: quelli che hanno girato i filmati hard, e quelli che hanno ripulito il computer di Alex dopo l'arresto.Non si sa chi siano, che ruolo svolgessero nelle dinamiche perverse dei terzetto: ma esistono. E ieri Musso ne evoca in qualche modo una possibile provenienza, nel provvedimento in cui dà parere negativo alla richiesta di scarcerazione presentata da Magnani. Il bancario è incastrato soprattutto dalle dichiarazioni di Martina, che però adesso sta cambiando linea, accusando anche Alex che ha sempre difeso. E come fate, dice in sostanza Magnani, a tenermi in cella per le accuse di una che dice tutto e il contrario di tutto?Ma la replica del pubblico ministero è secca: «Le recenti parole scritte dalla Levato sono rivolte ad accusare Boettcher e non a scagionare Magnani, sempre indicato come il terzo complice», scrive Musso. E per motivare il suo parere, aggiunge che Magnani potrebbe colpire ancora: «Del Magnani si paventano le partecipazioni a gruppi (politici) che esercitano la violenza». È un riferimento esplicito al lato meno esplorato della vicenda, appena accennato dalla Levato in uno dei primi verbali: «Magnani raccontava di allenarsi in alcune palestre clandestine a Milano, insieme ad altri volontari» e che «con il volontariato ha già aiutato altre ragazze». Quali fossero questi circoli di volontari non si sa, ma è noto che Magnani viene dal mondo dell'ultrasinistra, tanto che venne denunciato a piede libero per l'assalto del marzo 2009 alla sede di Bergamo di Forza Nuova; in quella circostanza nominò come difensore Mirko Mazzali, capogruppo di Sel in consiglio comunale, cui poi chiese di assisterlo anche quando venne arrestato per le aggressioni con l'acido. Mazzali, comprensibilmente, declinò.Sono questi i temi su cui, anche all'indomani della sentenza su Boettcher, la Procura continuerà a scavare, in un nuovo fascicolo di inchiesta. Perché se le dinamiche che portarono Alex e Martina a trasformarsi in giustizieri di torti mai subiti sono materia più che altro da psichiatri, il contesto in cui si mossero e gli appoggi che ebbero interessano la giustizia.