Assassinata sul balcone dall’amante clandestino

Enrico Lagattolla

Sei coltellate, letali. Alla gola, alla schiena, al torace. Sei fendenti dopo l’ennesima lite. Poi, il cadavere coperto con un lenzuolo, la fuga senza meta per la città, fino alla Stazione Centrale. Lì, poco dopo mezzogiorno, l’assassino è stato fermato dagli uomini della Polfer. È in stato di agitazione, ha dei graffi sul collo. «Sono stato io - confessa alla fine -, l’ho uccisa».
Il corpo di Concetta Zabatino, 42 anni di origine siciliana, separata con figli, giace riverso tra il balcone e l’interno di un piccolo monolocale al quarto piano di via Riva di Trento 4, a poche centinaia di metri da piazzale Corvetto, periferia sud di Milano. Un uomo le è accanto. È Tamer Hegazi, egiziano di 25 anni in Italia senza regolare permesso di soggiorno, l’affittuario dell’appartamento in cui Concetta, che ha una relazione con l’extracomunitario, aveva trascorso la notte. La scena viene vista da una testimone, che abita nel palazzo di fronte. La donna chiama il parroco. Il prete, a sua volta, avvisa i carabinieri. Poco prima, altri residenti del palazzo avevano assistito all’ultimo litigio della coppia. Sono circa le 7.30. Qualcuno sente delle urla, altri vedono il ragazzo che cerca di spingere la donna oltre la ringhiera del balcone. «Sì, ho sentito gridare, ma ho pensato si trattasse di un nostro inquilino - dice Anna, la portinaia del palazzo di fronte, al civico 1 -. Quando mi sono affacciata in cortile, però, non ho visto nessuno e sono tornata ai miei lavori». Nessuno, ancora, chiama le forze dell’ordine.
Intorno alle 11.45, invece, vengono allertati i militari dell’Arma. Immediatamente risalgono all’identità dell’omicida, che nel giro di mezz’ora viene fermato alla Stazione Centrale. È in pieno stato confusionale, ha dei graffi evidenti sul collo, segno che la vittima ha cercato di resistergli prima di morire. Viene prima accompagnato in Questura, poi trasferito nella caserma dei carabinieri di via Moscova. E, in serata, viene interrogato dal pubblico ministero Massimiliano Carducci.
Stando alla prime indicazioni del medico legale, la donna sarebbe stata uccisa intorno alle 8 di ieri mattina, con sei fendenti. Poi, coperta con un lenzuolo. L’arma del delitto, un coltello da cucina, è stata ritrovata accanto al cadavere. Il movente dell’omicidio, infine, sarebbe da ricercare nel tormentato rapporto che legava la donna al suo aguzzino, in una relazione tutt’altro che facile. «Mi doveva dei soldi», ha anche detto l’egiziano nel corso dell’interrogatorio. Ma, soprattutto, nella precaria salute mentale del ragazzo.
Si scopre, infatti, che il giovane soffre di disturbi psichici. Scatti d’ira che, spesso, si sfogano sulla sua convivente. Discussioni, liti frequenti, qualche minaccia. Aggressioni, anche. E, mercoledì sera, l’ultima. Concetta, spaventata, chiama la polizia. Tamer Hegazi è visibilmente alterato. Viene portato all’ospedale San Paolo, dove è sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio. Ieri mattina, però, l’uomo esce dalla clinica. Le sue condizioni sembrano essersi stabilizzate. L’egiziano torna a casa. Al quarto piano, nel suo appartamento, c’è Concetta. Sono passate da poco le 7. In breve, l’ultima lite - quella fatale - si consuma. E, prima di fuggire, si rivolge alla donna agonizzante. «Stai tranquilla - le dice -, tanto non muori. Ora ti copro, ma tanto non muori».