Assassinato commerciante di tappeti

Colpito più volte al corpo e alla braccia protese in un disperato tentativo di difesa, fino a farlo crollare in un lago di sangue. Quindi l'assassino ha preso portafogli e cellulare, forse per simulare una rapina, ed è fuggito. Solo parecchie ore dopo, insospettiti per il suo ritardo, i famigliari si sono recati in piazza Tripoli, dove hanno trovato Gorjian Parviz, anziano e facoltoso commerciante di tappeti e pietre preziose, ormai privo di vita. Un delitto consumato con ogni probabilità all'interno della cerchia di conoscenti, perché da una decina d'anni la vittima si limitava a ricevere i pochi affezionati clienti su appuntamento in un magazzino sul retro di un condominio.
Gorjian Parviz, 79 anni, era un ebreo di origine iraniana, trasferitosi in Italia molti anni fa dove si era specializzato nel commercio dei tappeti e sembra anche pietre preziose. Sposato con un figlio, era molto attivo nella comunità ebraica milanese, dove aveva anche ricoperto incarichi direttivi. «Una persona per bene, mai sentita una malignità, frequentava con grande assiduità la sinagoga» è il ricordo che hanno ora di lui.
Dopo una vita passata nel suo negozio in Bande Nere, una decina di anni fa aveva deciso di chiudere e ritirarsi a vita privata. O meglio, a ridurre l'impegno lavorativo, perché aveva mantenuto il magazzino nel seminterrato di piazza Tripoli. Un piccolo locale, a cui si accede scendendo una rampa e poi girando attorno allo stabile. Altri tre gradini portano al locale, una trentina di metri quadrati dove erano accatastati preziosi tappeti. In un angolo la scrivania e gli scaffali con i faldoni relativi alla contabilità. Qui era solito trattare i suoi affari con vecchi clienti e colleghi, quasi sempre su appuntamento, tra loro forse l'assassino. Tra i due è iniziata una discussione conclusa con la violenta aggressione. Quindi la fuga con il portafogli e il cellulare, forse per simulare una rapina.
Verso le 21 la moglie, una donna con qualche problema di salute, ha chiamato il figlio, uscito da tempo di casa, perché il padre non era rientrato per cena nel loro appartamento di via Primaticcio 36 e non rispondeva al telefono. L'uomo ha risposto che si trovava in auto in compagnia del cugino e sarebbe passata a prenderla per andare insieme al magazzino. Qui alle 21.30 la tragica scoperta. «Ho sentito gridare aiuto, sono sceso e ho visto quest'uomo con le mani nei capelli urlare “Hanno ucciso mio padre”» racconta un'agente penitenziario che abita nello stesso stabile.
Poco dopo sono arrivati i carabinieri.
La quantità del sangue perso aveva all'inizio fatto pensare che l'anziano fosse stato sgozzato, poi il medico legale ha scoperto i tanti colpi inferti. Tracce di sangue anche all'esterno, forse dello stesso assassino. Davanti all'ingresso una telecamera, ma è impossibile sapere cosa abbia ripreso. Su questo, come su altri particolari, gli investigatori mantengono un rigoroso riserbo per non dare il minimo vantaggio all'assassino.
Ma la squadra omicidi del nucleo investigativo nell'ultimo anno ha risolto il 100 per cento dei delitti. E anche questa volta, potrebbe già essere sulla pista giusta.