Assente dal provvedimento il nodo assicurazioni

Al di là delle diatribe politiche. Al di là degli equilibri tra i partiti. A mostrare i punti deboli della riforma intervengono i diretti interessati: i medici. Il presidente dell'Ordine, Roberto Rossi, ha seguito la stesura delle bozze, la revisione, le correzioni, le limature. Oltre alle «perplessità sul succedersi pirotecnico dei testi», solleva qualche dubbio. «C'è un elemento che desta preoccupazione, il fatto che sul territorio si possa privatizzare. Sono previsti grupponi di medici che possono essere gestiti anche da un privato. Nulla contro il privato ma se si fa della cronicità una questione di budget, temo si perdano colpi a livello etico». Rossi mette in guardia: al presidente regionale Maroni che ha annunciato risparmi pari a 350 milioni di euro, replica: «È un bene associare territorio e ospedali. Ma ci si tolga dalla testa che così si possa risparmiare».

I medici avrebbero voluto leggere nella riforma, una voce legata al problema delle assicurazioni degli ospedali pubblici e dei medici. «Sarebbe stata un'ottima occasione per mettere ordine in una situazione complicata». Durante la prima «uscita» pubblica del testo della bozza di riforma, presentato la scorsa settimana al San Paolo avevano anche chiesto di affrontare la questione dei poliambulatori e dell'assistenza sanitaria ai carcerati.

Pesanti, invece, i sindacati: «Un compromesso al ribasso. Il 26 settembre - spiega Elena Lattuada (Cgil) - abbiamo sottoscritto un'intesa che partiva dal Libro bianco per dare le priorità. A distanza di quasi un anno siamo di fronte a una riforma che non risponde a quelli che erano i contenuti di quell'accordo e che anzi il dibattito politico, più che il dibattito in consiglio, ha stravolto». Le critiche dei sindacati, sostiene Danilo Margaritella (Uil) si concentrano su tre nodi: innanzitutto l'attenzione per il personale «che è il grande assente di questa ultima stesura. I lavoratori devono essere accompagnati a un processo di riqualificazione e formazione, invece oggi pare manchino anche le risorse aggiuntive per stabilizzare i precari». Poi il decentramento territoriale e la compartecipazione dei cittadini al ticket». Osvaldo Domaneschi (Cisl) ha spiegato che i sindacati sono «molto impegnati nella riapertura di un dialogo e di un discorso. In caso contrario - ha sottolineato - non potremo fermarci qui e solo dire che non va bene, ma avvieremo anche iniziative che sostengano le idee che ci hanno portati all'accordo».