Atm: «Case ai tranvieri per 250 euro al mese»

Gianandrea Zagato

Duecentocinquanta euro per un alloggio di trentacinque metri quadri. Segnalazione davvero niente male, visto il caro-affitto. Che all’ombra della Madonnina diventa un titolo in cronaca quando, sorpresa, si scopre come il canone calmierato sia quello conteggiato da Atm per offrire un tetto a centocinquanta tranvieri.
Sì, l’azienda tramviaria milanese «sostiene» concretamente chi sceglie di indossare la divisa blu dell’azienda e, secondo contratto di lavoro, passare sei ore e un quarto al giorno nel traffico di Milano. «Soluzione ancora allo studio» avverte però Roberto Massetti, direttore generale: «Decisione che coinvolge Aler e società immobiliari per venire incontro ai bisogni degli autisti neoassunti: Atm paga in prima persona quel canone ridotto rispetto ai costi di mercato, che poi viene trattenuto in busta paga. Disponibilità che, però, dura solo dodici mesi e riguarda centocinquanta autisti ovvero poco più della metà della “forza conducenti” che l’azienda perde ogni anno, vuoi per la pensione vuoi per il trasferimento in altra città anche se lo stipendio di un manetta è di millecento euro per quattordici mensilità straordinari esclusi». Ma, avverte Atm, si tratta di una scelta, diciamo «temporanea»: «Ci rendiamo conto che è una goccia nel mare. Per questo stiamo lavorando a un ipotesi che, realisticamente, si potrebbe concretizzare entro cinque-sei anni ovvero la dismissione di parte del nostro patrimonio immobiliare».
Progetto che riguarda i depositi - «ormai centrali e, quindi, diventati un peso per i vicini di casa» - di viale Sarca, viale Giambellino e di Corsico: «Pensiamo di costruire su quelle aree delle abitazioni per i nostri dipendenti, come accadeva in passato. Case a prezzi contenuti. Interventi edilizi di peso che, naturalmente, saranno concordanti con Comune, Regione e tutti gli interlocutori istituzionali coinvolti». Strategia accompagnata dai grafici riguardanti la “forza conducenti” della società di Foro Buonaparte, dove si scopre che il novanta per cento degli autisti risiede nell’hinterland milanese e che il settanta per cento dei nuovi assunti non risiede in Lombardia, «dati che sostengono la necessità di queste operazioni».
Fotografia di cinquemila tramvieri, «i conducenti», su ottomila e cinquecento assunti secondo gli archivi dell’azienda milanese. Che offrono pure uno spaccato dell’Italia di ieri, «quando chi entrava in azienda e arriva dal Sud o da altre Regioni finiva quasi sempre ospite in casa di parenti o amici per due-tre-quattro mesi ovvero il tempo necessario per trovare un alloggio». Memoria di ieri che oggi in Foro Buonaparte hanno adeguato: «I nuovi tranvieri arrivano da Napoli. Sono ben felici di approdare a Milano ma si scontrano con il caro-affitti e, quindi, decidono di fare un passo indietro e ritornare sotto il Vesuvio. E questo rappresenta un costo troppo alto per l’azienda».
Spiega della scelta di mettere centocinquanta alloggi a disposizione dei nuovi assunti. Decisione che piace pure al sindacato, «i traslochi dal Sud non rischiano più di essere solo temporanei», e trova consenso anche a Palazzo Marino perché frutto della concretezza ambrosiana che non usa la bacchetta magica e che favorisce l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro. Risposta positiva alla vera sfida del lavoro, dove si investe non solo in beni materiali ma pure nel capitale umano.