Atm, telecamere addosso alle guardie

Da maggio prime bodycam. Minaccia di sciopero contro le aggressioni

Videocamere sulle divise delle guardie giurate che pattugliano bus e mezzanini. Sono le body cam, pronte a trasmettere in tempo reale alla centrale operativa delle forze dell'ordine immagini di situazioni a rischio. Una ventina saranno assegnate da maggio su base volontaria agli uomini della security Atm, se il test funzionerà entreranno in dotazione fissa per tutte le 130 guardie. Saranno installati invece alla stazione Duomo, Cadorna e Porta Genova i primi tornelli ad altezza d'uomo, sistema anti evasione per mettere fine al famoso «salto del tornello». La gara per la fornitura è in corso e si chiuderà il 20 febbraio, entro l'estate l'assegnazione e ci vorranno circa 3 mesi per la progettazione esecutiva e i lavori. Per i primi 3 impianti l'investimento è di 2 milioni ma il «pacchetto» completo ammonta a 12, l'obiettivo è di arrivare a 23 stazioni.

Il tema della sicurezza a bordo e nei mezzanini del metrò è stata al centro della Commissione Trasporti ieri a Palazzo Marino. Il dg di Atm Arrigo Giana ha portato i dati delle aggressioni al personale, 59 casi nel 2018 con un calo del 62% rispetto ai 154 episodi del 2013. E a proposito delle linee più a rischio ha riferito che sulla 90/91 è stato attivato un presidio fisso (4 agenti per turno nell'orario serale e notturno) e una ronda dedicata sulla tratta Duomo-Rogoredo della M3 dalle 22 a fine servizio. Il centrodestra - dal capogruppo Fi Fabrizio De Pasquale al leghista Daniela Abbiati o la consigliera del gruppo misto Silvia Sardone - contestano che la situazione sicurezza per il personale e pendolari corrisponda esattamente alle statistiche, anzi. Riportano gli episodi frequenti e nemmeno denunciati di «risse, sassi lanciati contro i tram, bus usati come dormitorio, suk abusivi nei mezzanini». Il consigliere Pd Carlo Monguzzi contesta: «Uso i mezzi e non vedo questo clima di terrore, la situazione descritta mi sembra fantascienza». Ma l'allarme - e la minaccia di uno sciopero se non saranno elevati i sistemi di controllo («a mali estremi, estremi rimedi») - arriva dai sindacati che hanno depositato un documento unitario per chiedere «maggiore presenza delle forze dell'ordine, più uomini a tutela dei lavoratori e dei passeggeri». Le aggressioni ai capolinea e nei mezzanini denunciano «sono oramai all'ordine del giorno. Ci sono zone della città fuori controllo anche da parte delle stesse forze dell'Ordine, servono maggiori presidi per evitare che gruppi di teppistelli o vere e proprie bande dettino legge sui territori. Tale situazione non è più sopportabile da parte dei lavoratori, ma il dialogo con le istituzioni non dovesse sortire un maggiore impegno pratico, non esiteremo a mettere in campo tutte le iniziative utili a far emergere la gravità di quanto sta succedendo».