«Attenti ai sindaci di sinistra Sono fermi al tassa e spendi»

Lo danno per vincente e lui non si nasconde. Anzi, vuol chiudere la partita al primo turno. Secondo i sondaggi Alessandro Cattaneo è fra i sindaci più amati dai concittadini. Ma assicura che, per conquistare il bis, sta battendo Pavia palmo a palmo.
Cattaneo, lei è molto quotato nelle rilevazioni ed è anche molto presente nel dibattito politico e in tv. Questa visibilità mediatica aiuta?
«La visibilità è molto rischiosa in realtà. È un'arma a doppio taglio. È un attimo vederla come ambizione nazionale. Se mentre ero visibile non fossi stato anche presente, se avessi dato un'impressione sbagliata...».
Come ha evitato questo rischio?
«I miei concittadini mi hanno incontrato alle iniziative, mi hanno trovato informato sui problemi. Poi avere un ruolo anche nazionale può essere un'opportunità per intercettare occasioni. Ma serve l'uno e l'altro».
E lei fa tanto lavoro in Comune, riceve i cittadini?
«Certo che li ricevo. Ho l'abitudine di dedicare un giorno alla settimana ai quartieri. E i quartieri della mia città sono quattro. Poi ormai le persone mi rintracciano via mail, sms, facebook, twitter. Con ogni mezzo».
Cosa pensa del suo avversario principale, Massimo Depaoli?
«Una brava persona, corretta. Io non ho particolari problemi e ho sempre rispettato gli avversari. Viene da Legambiente per cui ha quelle posizioni pregiudiziali, autoreferenziali, che io non condivido e che non servono a Pavia, dove serve un approccio più popolare e moderato. Devo dire che all'interno stesso del Pd lo ritengono una vittima sacrificale».
Nel senso che lei ha già vinto?
«Io ho detto che corro come se dovessi rincorrere. Ma penso di poter drenare voti anche fuori del nostro schieramento».
Anche a sinistra?
«Chi vuol votare per il Pd perché ritiene che Renzi interpreti una giusta esigenza di cambiamento, a Pavia può verificare che il cambiamento lo abbiamo rappresentato noi».
E il Matteo Renzi premier come lo vede?
«Mi pare presto per un giudizio ma finora devo dire che al coraggio degli annunci ha corrisposto la fatica di portare a casa le riforme. Per questo noi dobbiamo incalzarlo».
E gli altri candidati alla carica di sindaco?
«Due di loro cercano di buttarla sulla rissa dando del ladro un po' a tutti, a colpi di attacchi personali».
E quelli che collaboravano con lei?
«Ci sono dei fuoriusciti sì, una è andata via un mese fa. In generale mi sembrano poca cosa. Credo che i cittadini possano valutare, vedere e giudicare».
Che momento è per Pavia? La crisi colpisce duro anche lì?
«I dati dell'economia sono preoccupanti ma la città guarda al futuro. Pavia è una città del terziario avanzato con alcune eccellenze. Cito l'università, l'istituto di studi superiori, la sanità, il centro oncologico».
Perché un elettore dovrebbe votare lei invece del candidato della sinistra?
«Siamo diversi e faccio due esempi. Le idee sull'interazione pubblico-privato, intanto, e cito il polo tecnologico e la cultura con le grandi mostre che hanno più visitatori e costano cinque volte di meno. Poi la sinistra è ancora il partito della spesa. Se amministrassero loro spenderebbero di più».
Aumentando i tributi locali?
«Penso proprio di sì».