Atto falso firmato a casa, Sala rischia il processo

Oggi scade il termine per l'inchiesta sulla piastra Expo. Incontro-tregua tra sindaco e Renzi

Chiara Campo

Beppe Sala lo ha definito con i suoi un incontro «cordiale». Chissà. Ieri primo faccia a faccia a Roma tra il sindaco e il segretario del Pd Matteo Renzi dopo le scintille degli ultimi mesi. Si erano incrociati in piazza Duomo già martedì alla fiaccolata anti Trump ma, come aveva specificato Sala, «non abbiamo avuto modo di parlarci. Tanta gente e poco tempo». Ieri alla breve riunione nella sede del Pd in largo del Nazareno c'era anche il ministro Maurizio Martina che per mesi ha giocato un ruolo da «pontiere». Quello che riferiscono gli entourage è che Sala e Renzi hanno parlato di Città metropolitana, dei fondi promessi del Patto per Milano (interventi da 2,5 miliardi per periferie, metrò, sviluppo delle imprese) firmato dall'ex premier. Hanno discusso della sfida per conquistare l'Agenzia europea del farmaco (Ema) dopo la Brexit. E si sono focalizzati anche sulla campagna per le amministrative e prossime regionali. É una tregua firmata quasi alla luce del sole, a due giorni dal voto in tanti Comuni a rischio per il Pd anche nel milanese. Almeno all'apparenza si è scelto di mostrare una squadra unita all'elettorato. Sala però ha chiarito che sta facendo «volentieri» campagna per i candidati Pd, ma ha rivendicato ancora la sua «indipendenza». Intesa anche sul fatto che è «prematuro» avanzare candidature di possibili sfidanti di Roberto Maroni prima che sia chiara la data del voto. Che sia una mossa per frenare o non «bruciare» Giorgio Gori che si sta muovendo per bypassare le primarie non è ancora chiaro. Certo è invece che il sindaco di Bergamo ha già irritato i possibili alleati. Anita Pirovano (Sinistra x Milano) puntualizza: «Sui giornali leggo che secondo Gori il centrosinistra può battere Maroni. Per passare dalla teoria alla pratica è importante non fare errori soprattutto sui fondamentali che sono semplici ma non banali. Ad esempio dire che il candidato "lo decide il Pd"».

E scadono oggi i 6 mesi di proroga per le indagini avviate dalla Procura generale di Milano sull'appalto da 272 milioni per la Piastra Expo in cui sono indagate 7 persone, tra cui l'ex commissario. Sala è accusato di falso materiale e ideologico, a giorni si saprà se scatterà il rinvio a giudizio. La prima indagine della Procura si era chiusa senza risultati ma ora, secondo il settimanale Espresso in edicola oggi, sono spuntate prove e intercettazioni che difficilmente eviteranno a Sala il processo. Con un imbarazzo per il Pd. Sala è accusato di aver firmato un atto retrodatato fondamentale, quello della nomina del commissari della maxi-gara d'appalto. É datato 17 maggio 2012 ma risulta scritto al computer il successivo 30 maggio. Il 18 maggio la commissione aveva già verificato i plichi e aperto le buste con le offerte, ma da intercettazioni del 21 tra uno dei membri, Angelo Molaioni (non indagato) e la moglie trapela che i legali di Infrastrutture Lombarde, in gara, si sono resi conto che lui e l'ingegnere Antonio Acerbo non erano compatibili. La gara rischia di essere invalidata e i lavori sono già in ritardissimo, può saltare Expo. Secondo l'Espresso, il 30 maggio i tecnici di Infrastrutture preparano un nuovo atto di nomina con la data falsa del 17 maggio, che annulla quello precedente e integra la commissione con due supplenti. Ci fu dolo da parte di Sala o ha firmato a sua insaputa? Il nuovo atto risulterebbe recapitato e firmato non velocemente in ufficio, ma a casa dell'ex commissario.