Attraversa i binari Sconosciuta travolta dal treno

Il Partito Democratico non difende abbastanza il racket delle occupazioni abusive? Benissimo: si parte in venti, si fa irruzione in una sede, si spacca tutto, si terrorizzano i pensionati che hanno la sventura di trovarvisi riuniti. Il sindaco Pisapia si permette (timidamente, si badi) di prendere le distanze dagli eccessi degli squatter? Non c'è problema, si attacca Palazzo Marino e si prende a uova il portavoce del primo cittadino. Ultima puntata dell'escalation, l'altra notte. Per vendicare l'oltraggio di un convegno dell'ultradestra in un hotel della Bovisa, si va tutti insieme nottetempo a devastare la hall dell'albergo, e si rivendica l'impresa con un video su youtube. É il punto più alto finora toccato da questa nuova tornata di intolleranza politica, ed è grave che sia stato raggiunto nella totale indifferenza delle forze di polizia. Non ci voleva la sfera di cristallo per immaginare che l'hotel Milton sarebbe stato attaccato: bastava navigare qua e là per i siti della cosiddetta galassia antagonista, che della imminente vendetta avevano fatto esplicito proposito.

La reazione che i fascisti di Forza Nuova affidano a un comunicato stampa, «a tutti gli scarafaggi rossi un avviso: la pazienza è finita!», dà la dimensione non solo del livello di raffinatezza politica di entrambi i contendenti, ma della spirale di violenza in cui la linea della tolleranza rischia di precipitare la città. Ci sono tutti i presupposti, purtroppo, perché si arrivi allo scontro ravvicinato tra le due fazioni, finora fortunosamente evitato, e quel giorno sarà un brutto giorno per Milano. Basta guardare le immagini dell'attacco all'hotel per intuire quale trattamento sarebbe stato riservato a un militante di Forza Nuova che fosse finito nelle grinfie degli autonomi. Sarebbe bene, insomma, mettere tutti in condizione di non nuocere prima che ci scappi il morto.

Non è una previsione eccessivamente allarmista. Perché il comunicato di Forza Nuova fa troppo onore agli autonomi quando li dipinge come epigoni dei Gap, i gruppi partigiani che operavano nella Milano occupata dai nazisti. Questi di eroico hanno proprio poco. Hanno semmai la cultura mafiosa del bullo di quartiere: la potenza della minaccia, il controllo del territorio, l'odio per lo Stato in generale e per lo «sbirro» in particolare, l'omertà vissuta come valore fondante. Ed è in questa cultura da cosca che è impensabile che possano fare breccia le armi classiche della politica: il ragionamento, la mediazione, persino il calcolo delle opportunità. Cercare il dialogo con questi mascalzoni incappucciati significa solo aiutarli a convincersi che con la prepotenza e la violenza si ottiene tutto. Lo sa bene la polizia, lo sa probabilmente anche la Procura; sarebbe ora che se ne rendesse conto anche la politica.