Auto storiche a rischio Lettera-appello a Sala: "Una deroga ai divieti"

I controlli bloccheranno i mezzi più datati. E i club chiedono tutele per quelli registrati

Beppe Sala e un'auto d'epoca davanti al Duomo di Milano

Un mese fa il sindaco Beppe Sala festeggiava il ritorno della «Mille Miglia» a Milano dopo settant'anni. «É la corsa più bella del mondo, spero che diventi una tappa fissa» ha dichiarato mentre in piazza Duomo sfilava la carovana di 467 auto storiche, la più lunga di sempre. «Milano è una città che guarda alla storia ma è anche proiettata al futuro e la Mille Miglia è così, non un puro esercizio di memoria ma la valorizzazione del nostro Paese». Tutto bellissimo. Il motorismo storico è una passione e pure un business. Solo in Lombardia si contano oltre 11.300 imprese che si dedicano alla manutenzione e riparazione di veicoli, con restauratori, ebanisti, meccanici, ricambisti. Se si sommano alle aziende che si occupano di produzione di ricambi e accessori, rivendita, organizzazione di eventi questo comparto supera quota 80mila imprese. E, secondo dati della Camera di commercio, si possono considerare circa 70mila posti di lavoro tra addetti diretti (35mila unità) e indotto (40mila unità). Numeri presidenti dell'Automotoclub storico italiano (Asi) Maurizio Speziali, di Aci Angelo Sticchi Damiani, Comitato regionale Lombardia (Fmi) Ivan Bidorini, Club milanese Autoveicoli d'epoca Marco Galassi, Registro Fiat Italiano Edoardo Magnone e Registro storico Alfa Romeo, Roberto Giolito, hanno inviato al sindaco Beppe Sala per sollecitare una deroga alla circolazione delle auto storiche quando scatterà la Lez, la Low emission zone con una corona di 180 telecamere (le prime dodici accese dal 21 gennaio) pronte a multare i mezzi più inquinanti. I rappresentanti di questo movimento sottolineano che è «importante distinguere il parco di veicoli obsoleti e inquinanti dal patrimonio culturale rappresentato dai veicoli di interesse storico, tutelati anche dalle norme e dalla volontà istituzionale europea e nazionale». Almeno finora. Nelle Lez delle principali capitali Ue le auto storiche godono di deroghe. Fanno presente peraltro che rispetto ad auto e moto semplicemente «vecchie» i veicoli di interesse storici «sono solo quelli censiti come patrimonio storico-culturale, iscritti in appositi registri che ne garantiscono l'autenticità, hanno un'età minima superiore ai vent'anni, comportano un utilizzo annuo esiguo, mediamente di 400/500 annui con un impatto ambientale pari allo 0%». Ridurre il patrimonio storico a «una circolazione occasionale solo per partecipazione ad eventi significherebbe privarlo alla sua natura intrinseca di libera circolazione, destinandolo alla vendita all'estero e all'estinzione, insieme a tutti soggetti economici diretti e all'indotto».

Per chiudere chiedono una deroga almeno per i veicoli «di età uguale o superiore ai 30 anni, selezionati e censiti nei registri come Aci».

Il consigliere di Forza Italia Fabrizio De Pasquale ha già depositato una mozione (condivisa anche da Enrico Marcora della lista Sala) per chiedere alla giunta una deroga: «I movimenti delle auto storiche all'interno della città - fa presente - sono sotto l'uno per cento e chi le possiede non le usa quotidianamente per muoversi ma le tira fuori talvolta per le manifestazioni o per piacere. Se però scattasse il divieto si darebbe un colpo mortale sia al collezionismo sia all'indotto del settore». Peraltro rimarca che «in Europa anche dove ci sono limitazioni alle auto con motori inquinanti sono in vigore deroghe per le auto d'epoca». E contesta: «Un autobus diesel Atm di dieci anni inquina in un giorno molto più di tutte le auto d'epoca che circolano mediamente in un giorno a Milano, quindi la priorità del Comune dovrebbe essere il rinnovo del parco mezzi e delle caldaie».