Autonomia lombarda Sala allo scoperto: «Sarei per il sì, ma...»

Il sindaco dà l'ok ma attacca Maroni: «Deve riuscire a trattenere le tasse»

Sì, no, sì. Il sindaco (forse) ha deciso e voterà davvero a favore del referendum per l'autonomia lombarda fissato dal governatore leghista Roberto Maroni il prossimo 22 ottobre. A fine aprile Beppe Sala spiazzò il Pd annunciando che avrebbe invitato a votare sì. Poi ha un po' rivisto la posizione. Ma ieri intervenendo al Convegno dei giovani di Confindustria a Rapallo ha di nuovo ribadito: al referendum consultivo «voterei sì, però voglio dire che Maroni alle scorse elezioni annunciò che il 75% delle tasse sarebbe rimasto in Lombardia ma così non è stato. Bene fare gli annunci ma poi si devono fare le cose concrete». E non ci mette molto a rispondergli a distanza il segretario della Lega Lombarda Paolo Grimoldi. «Accogliamo con favore le dichiarazioni di Sala, che ha confermato che voterebbe sì» premette. Ma puntualizza al sindaco che «con il voto favorevole di milioni di lombardi avremo la forza e la legittimazione per ottenere di trattenere qui il 50% delle nostre tasse che oggi regaliamo alle casse statali. Si tratta di 27 miliardi all'anno che utilizzeremo per migliorare la vita dei cittadini, i servizi, le infrastrutture, la sanità, per incentivare e sostenere il lavoro e le attività produttive, per far diventare la Lombardia, già oggi tra i quattro motori d'Europa, la prima Regione in assoluto in Europa per Pil e ricchezza».E dopo l'incontro del disgelo a Roma con il segretario del Pd, Sala ora dichiara che in caso di primarie del centrosinistra per il candidato premier, voterebbe Matteo Renzi. Anche se il sindaco neanche il 4 maggio volle svelare il nome sulla scheda alle primarie Pd. E ha sottolineato che «bisogna guardare a un centrosinistra allargato, quindi bisogna guardare sicuramente a Giuliano Pisapia», fondatore del Campo Progressista. Da Rapallo ha poi lanciato un messaggio agli alleati: «Le primarie servono per stare tutti insieme, questo è il vero punto. Va garantito che dopo rimangono tutti nella stessa partita. A Milano Pierfrancesco Majorino è stato un mio sfidante e oggi è uno degli elementi, anche visibilmente di punta della mia squadra, dal giorno dopo era con me. Poi le primarie portano comunque sempre, una serie di attriti, di dialettiche. Bisogna capire che cosa succede dal giorno dopo». Ma alla vigilia del voto in diversi Comuni test per il Pd in Lombardia, Sala sottolinea che «bisognerà anche capire cosa succede alle amministrative». A Confindustria Giovani, Sala si è trattenuto in disparte con Davide Casaleggio, figlio del fondatore del Movimento 5 Stelle. «Abbiamo fatto quattro chiacchiere amichevoli - ha riferito - vive a Milano e quindi sa che Milano funziona». Non è disponibile una replica. «Qualunque movimento che ha così tanti elettori è per me un interlocutore. Certamente non considero il Movimento come qualcosa da ignorare. Bisogna relazionarci sapendo che le differenze sono enormi. L'ambiguità sull'Europa oggi è follia. Bisogna essere convintamente europeisti».

RC