Baggio, la famiglia della segretaria: «Giustizia per Tiziana»

L'appello dei parenti della donna uccisa nel sonno da un amico tossicodipendente

Cristina Bassi

A Baggio il sole sbianca l'asfalto. Il palazzo a cinque piani di mattoncini rossi, al civico 44 di via Maffeo Bagarotti, in questi giorni d'agosto è immerso nel silenzio. È morta in silenzio, colpita nel sonno in modo efferato con una bottiglia piena, anche Tiziana Pavani. Un femminicidio che lo scorso gennaio si è aggiunto a una tragica serie tra Milano e l'hinterland e che è stato presto dimenticato.

Per l'omicidio della segretaria d'asilo 54enne è finito a San Vittore Luca Raimondo Marcarelli, un ragazzo di 33 anni con pesanti problemi di droga che frequentava la donna e abitava nella stessa via. Il giovane ha confessato di aver colpito alla testa l'amica e di averla soffocata con un cuscino. Era «fatto» di cocaina, ha detto agli agenti della Squadra mobile che lo hanno arrestato 48 ore dopo il delitto. Il movente, forse, i soldi. Il processo con il rito abbreviato è già cominciato, il pm Letizia Mannella contesta a Marcarelli il reato di omicidio premeditato: cercò tra l'altro su Google i modi per uccidere una persona.

La prossima udienza davanti al gup Sofia Fioretta è fissata per il 20 settembre. Nel frattempo il difensore del ragazzo, l'avvocato Mirella Renoldi, ha chiesto la perizia psichiatrica. E poi ancora un esame strumentale in aggiunta, per integrarla. Quando già il pm era pronto a formulare le richieste di condanna. A tutelare in Tribunale la memoria di Tiziana, che non aveva figli, sono rimasti due cugini che le erano molto legati. Chiedono che venga fatta giustizia per la loro parente, che per solitudine aveva molte volte aperto la porta a quel giovane sbandato. E che è morta con il cranio sfondato in un letto inzuppato di sangue.

Andrew invece, l'ex marito della vittima con cui aveva mantenuto un rapporto di reciproco sostegno, non ce l'ha fatta. Già provato da problemi di salute, è morto un paio di mesi fa. «L'uccisione di Tiziana - spiega l'avvocato Arianna Leonardi che assiste i familiari che si sono costituiti parte civile - per lui è stata una botta troppo forte. È crollato di colpo. Il suo ultimo pensiero è stato per l'esito del processo. Era preoccupato che l'imputato non pagasse». Andrew, originario delle Seychelles, e Tiziana continuavano ad abitare vicini. Era lei ad accompagnarlo alle visite mediche e a tenere sotto controllo la sua salute precaria da anni ma comunque monitorata. Ora è la stessa preoccupazione dell'ex compagno è dei parenti rimasti. Che, assicura il legale, non puntano certo al risarcimento. Sanno bene che è un loro diritto fare tale richiesta, tuttavia non hanno mai insistito su questo punto.

Dopo aver visto le foto della scena del crimine, la famiglia non ci sta a concedere il beneficio del dubbio a Marcarelli. «L'intento del ragazzo è quello di convincere il giudice di essere incapace di intendere e volere - aggiunge l'avvocato Leonardi -. Non si è però dimostrato incapace nella preparazione del delitto e nel tentativo di cancellare le tracce (aprì il gas della cucina del monolocale sperando in un'esplosione e in un incendio, ndr). Si è trattato di un omicidio efferato. E da lui non sono mai arrivati segnali di presa di coscienza né richieste di perdono».