Banca lancia i «social bond» per la torre di Sant'Ambrogio Oltre 800 sottoscrizioni Hanno fruttato 100mila euro

Dei due è il più alto e il più «giovane»: il campanile dei Canonici sorveglia la Basilica di Sant'Ambrogio dal 1144 e, in quasi novecento anni di storia, ha resistito a tutto, insieme al suo gemello diverso, la torre «dei monaci» di qualche decennio più vecchia e di qualche metro più bassa. L'ultimo intervento di restauro risale però al secondo dopoguerra per cancellare i segni delle bombe. Da allora fulmini, oblio, la fragilità della pietra di Angera e, chissà, anche qualche colpo di pallone delle molte generazioni cresciute a dribbling e preghiere nel vicino oratorio, non hanno scalfito la bellezza di mattoni grezzi di una delle due sentinelle del complesso, simbolo di Milano. Lo scorso anno un colpo di vento ha rovesciato una griglia e danneggiato la cuspide, «scoperchiando» il problema. I ponteggi sono arrivati a tamponare l'emergenza già da qualche mese, ma a mancare erano parte dei soldi: 80 mila euro per la sola cuspide e poi circa 160 mila euro per ripulire i laterizi e consolidare la torre campanaria. Monsignor Erminio De Scalzi, abate della Basilica, ha prima esaminato il conto, poi pregato Sant'Ambrogio e infine aperto le casse della chiesa. Quindi il «miracolo», o meglio l'idea, venuta anche da uno dei papà dei ragazzi dell'oratorio. Prima solo una possibilità, poi un modus operandi efficace ed inedito: una partnership fra un ente ecclesiale ed un istituto di credito. Sembra una favola o un sequel di Don Camillo dove stavolta le istituzioni non centrano ma si deve dire grazie ai correntisti di una banca. Si perché centomila euro per concludere i lavori di restauro sono arrivati in sole tre settimane grazie ai social bond emessi dalla Banca popolare Commercio e Industria del Gruppo Ubi che ha lanciato un prestito obbligazionario di 20 milioni parte dei quali con finalità «social». Alla scadenza del prestito il capitale sarà restituito mentre l'interesse maturato dalla banca alimenta la «mission». Lo strumento del social bond non è ancora così diffuso in Italia e la Banca popolare Commercio ed Industria lo applica per la terza volta sul territorio: prima in aiuto ai terremotati dell'Emilia, poi a favore del progetto Nemo e della onlus L'Abilità e ora, per la prima volta, per restaurare un monumento. «Ho pensato - ha ribadito De Scalzi - al momento di crisi e all'opportunità di destinare soldi ad una “cosa“ piuttosto che alle persone, ma come diceva Antonio Rosmini, oltre a quella materiale, c'è anche una carità intellettuale che attraverso la cura del bello educa e comunica armonia». Per Milano, poi, la Basilica Martyrum è un simbolo imprescindibile. Ed è questo che ha convinto i milanesi - il 76% delle obbligazioni è stato collocato in città - ad investire per guadagnare in... bellezza. Oltre 800, fra privati ed enti, hanno acquistato social bond con una media di investimento di 20mila euro. Il taglio «base» era di mille euro e la scadenza è triennale: «Il rendimento - ha spiegato Mario Cera, presidente di Banca Popolare Commercio ed Industria - poteva sembrare meno accattivante di altri prodotti finanziari, ma la finalità ha convinto tutti e siamo fieri che la nostra banca, soprattutto in momenti come questo, operi a favor del territorio». I lavori dovrebbero concludersi in un anno, quando anche il parcheggio sotterraneo sarà concluso e Sant'Ambrogio tornerà più bella che mai.