Bar affollati e strade piene Ora agosto si passa in città

A furia di girare in tondo, con tutti questi cicli economici che salgono e scendono, s'inseguono con l'unico intento di tornare dov'erano prima, con tutto questo pessimismo che genera ottimismo e viceversa, va a finire che, se non teniamo bene il conto, se non siamo abbastanza up to date vale a dire informati, fra un po' ci toccherà avere nostalgia del futuro. Fra un po' (ma è già successo l'anno scorso, direte voi: infatti... che cosa sto dicendo?) rimpiangeremo i tempi in cui il Comune distribuiva in giro, con la stessa aria solerte da welfare state meneghino e da padre premuroso che quando Berta filava era riservata alle «grida» minacciose, quelle piccole dispense con elencati gli indirizzi e le tipologie merceologiche dei negozi APERTI IN AGOSTO.
La Mariuccia tirava giù la cler e partiva, destinazione «Pensione Mimosa» di Rimini, lasciandoci senza michette? Ecco il Giovanni, tre vie più in là, venirci in soccorso con i suoi micconcini mantovani. L'elettrauto del Gianni staccava finalmente (per lui, non per noi, affezionati clienti) la corrente? Ecco, a due isolati di distanza, proporsi il Riccardo, che magari da solo non giocava al biliardo, ma almeno ci poteva cambiare la batteria, in caso di emergenza, id est sfiga solenne. Era la Milano da mangiare, o da accendere, o semplicemente da vivere nel mese più critico e insieme più bello. Perché se era vero che la Mariuccia e il Gianni ci mancavano, ci mancava la loro presenza comunque, a ben vedere col senno di poi, accessoria, in cambio il feriale, ma non ferale agosto ci regalava il parcheggio libero, la passeggiatina digestiva dopocena non turbata dai tafanatori di bianciardiana memoria, persino le stelle. Sì, le stelle, magari dopo un bel temporale di quelli milanesi: cattivo, purificante, sincero.
Altri tempi? Potete dirlo forte. Perché, per una palla o per l'altra, sia essa la crisi (che poi, che novità è la crisi? Siamo sempre stati in crisi, alla faccia del Giuliano o della Letizia di turno, e prima ancora del Tognolino o del Marco...), o la marea costumosa delle vacanze spot, o la tendenza metrosexual, in teoria già vecchia di suo e che proprio in agosto esplode con «cosce-lunghe-tacchi-alti» oppure, sul versante opposto, «bicipiti-scolpiti-tatuati-tamarri», sta di fatto che, diciamocela tutta, non se ne va più nessuno. O, se vanno, dopo una settimana, dieci giorni al massimo, tornano, come i cicli economici di cui dicevo. Esci dal lavoro e ti trascini stancamente dalle parti di Garibaldi per farti una pizza e una birra in santa pace e ti sembra di essere in via della Spiga l'ante-vigilia di Natale. Con l'aggravante, se sei un ometto, di imbatterti a ogni pie' sospinto in stangone norvegesi (o forse bergamasche, la parlata è simile) coperte per il 20 o 15 per cento del corpo, non di più, accaldate eppure profumate come rose a primavera. Sicché ti passa la fame, sostituita da altri appetiti.
E viceversa, la mattina, appena uscito da una notte sudata e da una doccia assai poco ristoratrice, vai al bar sotto casa per il primo caffè e trovi la fila. La fila in pieno agosto? E qui, badate bene, non è soltanto una questione di Lumpenproletariat, come dicono i crucchi (ma non li avevamo scacciati nel marzo del 1848?). Davanti a te c'è l'avvocato Tal dei Tali, deprivato di moglie ma per sole, ahilui, due settimane che compera una pacchetto di Marlboro light e cinque gratta e vinci. Che cosa spera di vincere, con quella faccia da cane bastonato? Forse una Milano deserta d'agosto. Una Milano dove parcheggiare alla va là che vai bene, una Milano vuota com'erano vuoti una volta i cinema il 17 di novembre alle 15,30. Povero illuso. Tempo un anno, e anche lui rimpiangerà il futuro.