«Quel bar è fuorilegge Hanno tempo un mese per mettersi in regola»

Dal Comune ultimatum al gestore inadempiente «Altrimenti siamo pronti a revocare la concessione»

Palazzo Marino risponde dopo le polemiche sul bar della Nuova Darsena. E lo fa in uno stile essenziale ed efficace, che non lascia spazi a «se» o «ma», a ipotesi o fraintendimenti. Per dire che i titolari del bar sulla Nuova Darsena non hanno ancora avuto il permesso per il plateatico, i tendoni e gli ombrelloni perché, in realtà, non lo hanno mai chiesto. E se entro un mese il locale non avrà i requisiti richiesti dal bando, l'Amministrazione si riserva la facoltà di revocarne la concessione.

Facciamo un passo indietro e spieghiamo. La scorsa settimana il nostro quotidiano aveva riportato le lamentele di chi criticava l'aspetto dimesso del locale che, secondo il bando comunale, sarebbe dovuto diventare un piccolo gioiello per il bacino dei Navigli. E non solo in materia di offerta culinaria, ma anche di eventi. Con serate a tema ricercate che potessero valorizzare l'alto livello estetico e la raffinatezza del bar. È per questa ragione che in molti il 26 aprile, giornata di inaugurazione della nuova sistemazione di piazza XXIV maggio, erano rimasti delusi davanti a quel locale con una posizione unica che altro non era che un bar modesto, come ce ne sono tanti. Anzi, il basso profilo ad alcuni era parso addirittura eccessivo: un comunissimo frigo dei gelati in bella vista, tovagliette di carta e seggiole in plastica.

Michele Sterlazzi, titolare dell'attività e della «Miki food» che si è aggiudicato il bar davanti a una folta schiera di sconfitti, ci aveva spiegato di essere indietro con i lavori che finiranno, a suo dire, il 15 giugno, data concessagli dal Comune come termine ultimo. «È giusto che la piazza abbia il bar che si merita, io non avrei aperto nemmeno il giorno dell'inaugurazione della Nuova Darsena, ma il Comune mi ha imposto di farlo, nonostante avessi segnalato il ritardo, chiedendo e ottenendo una proroga per i lavori - disse l'amministratore unico della Miki food -. Palazzo Marino ha preteso però che tenessi aperto per dare un servizio alla gente. E a metà giugno il bar diventerà quello previsto dagli accordi. Non abbiamo però ancora avuto i permessi per mettere il plateatico, gli ombrelloni e le tende».

È questo il punto che il Comune di Milano contesta a Sterlazzi. «Ci preme precisare - si legge in un a nota dell'ufficio stampa di Palazzo Marino - (...) come l'esercizio, inserito all'interno del mercato comunale coperto realizzato secondo tutti dettemi di legge previsti per tali strutture, sia stato allestito con dotazioni e arredamenti provvisori. I lavori per l'allestimento definitivo termineranno entro e non oltre il 15 giugno prossimo. Entro tale data, infatti, il bar dovrà essere conforme alla caratteriste estetiche e tecniche del progetto presentato dal signor Michele Sterlacci in fase di aggiudicazione del bando di gara. In mancanza di tali requisiti l'Amministrazione si riserva la facoltà di revocarne la concessione. Infine per quanto concerne i ritardi denunciati dal titolare relativi alla autorizzazioni per la realizzazione del plateatico e la posa dei relativi tavolini e sedie si precisa che ad oggi presso gli uffici di competenza non è stata presentata alcuna richiesta».