Il barbiere di Solari che faceva i capelli a Craxi

«Bettino non aveva chiome. La moglie di Prohaska voleva diventare mia cliente»

Paola Fucilieri«Fino a dieci-dodici anni fa, il cliente si raccomandava. E anche più volte: Angelo, mia moglie mi ha detto che così sto proprio bene! I capelli me li devi fare esattamente come l'ultima volta, eh? Ci tengo: un bel taglio!. E magari si facevano fare anche le mani. Ora, una volta che si sono seduti sulla poltrona, al massimo mi dicono: Angelo, corti corti eh?. E finisce lì». Due frasi, due modi di approcciarsi al parrucchiere da uomo, tra i quali corre una cultura, qualcosa di più di un cambiamento generazionale. E, soprattutto, una concezione dell'estetica maschile completamente ribaltata. «Ora quegli uomini che dicono di pensare tanto all'estetica, magari passeranno pure ore e ore in palestra, ma mi creda certo non sono coloro che siedono sulla poltrona di un barbiere. Un negozio dove ormai, quando si entra, lo scopo è fare in fretta, possibilmente pagando poco. Basta riflettere sul fatto che un tempo avevo dei clienti che, per come avevo tagliato i loro capelli, si prestavano a fare con me campagne pubblicitarie, modelli per concorso. Ora sarebbe impensabile».Sono in molti in giro per l'Italia a chiamare «maestro» Angelo Scalzo. Lui, che il barbiere lo fa da tutta la vita, pur gestendo l'unico negozio a Milano - dal 1976 al 2006 in via Foppa 9 e ora in via Cola di Rienzo 44 (zona Solari) -, ha partecipato e vinto concorsi un po' ovunque e insegnato a tagliare i capelli ad aspiranti «Figaro» di mezza continente, rimasti incantati mentre muoveva mani e forbici come in una magia. Una vera e propria arte la sua che gli ha permesso addirittura di aggiudicarsi i campionati europei di acconciature maschili a Vienna nel 1977. E di essere coinvolto nell'organizzazione di prestigiosi eventi del settore, come i campionati italiani al Palalido nel 2004. «Amo organizzare manifestazioni di questo genere» confessa quasi con ritrosia, come faticasse a parlare di sé. A gennaio il signor Scalzo ha celebrato i 40 anni di carriera. Salentino di origine, il pedigree di grande professionista, l'andatura dinoccolata e il fisico asciutto gli permettono di portare i suoi 69 anni alla grande, ma consente solo alla moglie Carla di aiutarlo a gestire lo spazioso negozio in zona Solari. I tre figli, dei quali è orgogliosissimo, hanno scelto altre strade. Al più giovane, che fa il musicista, recentemente è riuscito a tagliare i capelli portati lunghi e ribelli fino a poco prima: inutile dire che il taglio è perfetto.«Da solo, quando mi ci metto, faccio per tre - spiega - Una volta avevo dei dipendenti a darmi una mano e, qualche volta, ho preso in considerazione la possibilità di fare un salone misto, anche per donne. La moglie di Herbert Prohaska (centrocampista austriaco dell'Inter dall'80 all'82) mi fece promettere che la mia prima cliente donna sarebbe stata lei, qualora mi fossi deciso. Del resto i capelli di mia moglie sono opera mia (e sono molto chic, ndr). Poi la crisi mi ha imposto di azzerare il personale. E se mi dedicassi anche alle signore, i cui capelli hanno molte più esigenze di quelli maschili, beh, non avrei più tempo per i miei clienti storici. Così continuo il lavoro di sempre, in questo negozio. Anzi: sono stupito, talvolta sconvolto quando la mattina, passando davanti a certe barberie molto pubblicizzate per i prezzi scontatissimi, noto parecchia approssimazione. Mi chiedo proprio come possa un uomo trascorrere del tempo in negozi così inospitali».Negli anni '80-'90, ai tempi del negozio di via Foppa, Angelo Scalzo è stato il parrucchiere di Bettino Craxi, del figlio Bobo e dei nipotini dell'allora presidente del consiglio e leader socialista. Ma sui Craxi il Maestro preferisce non dilungarsi. «Di loro non posso parlare che bene, sono sempre stati gentilissimi con me. Bettino si curava poco, aveva pochi capelli. I figli e i nipoti al contrario. Ma sono passati anni, sembra un'altra vita» conclude malinconico.