La basilica dei milanesi rivela tutti i suoi segreti

Prima c'erano 65 scalini erti. Ora due ascensori. Prima il segreto era «solo» ben nascosto. Da oggi sarà anche ben custodito. Rinasce a nuova vita, in tempo per il compleanno 2013 del patrono di Milano, l'archivio capitolare della basilica di Sant'Ambrogio. Il trasloco, iniziato nei mesi scorsi insieme al restauro di due sale sopra il portico del Bramante, è terminato e con esso si conclude anche l'attesa di poter ammirare e studiare 900 anni di storia milanese, spirituale come secolare, custodita fra le pagine manoscritte dei 55 codici che compongono il fondo, oltre a 1200 pergamene che dal IX secolo al XVII secolo, hanno registrato tutto. Ogni umore e ogni dissapore. Canonici contro monaci, impero e mercanti, santi e peccatori. Milano cresceva e mutava, ma tutto passava di qui e vi veniva annotato. Poi arrivò anche la guerra: i bombardamenti del 15 agosto 1943 distrussero molta parte della basilica e dei chiostri ma non la biblioteca. I volumi erano stati nascosti sotto i campanili e, a parte qualche muffa a sgranocchiarli, si salvarono. Nel dopoguerra si scelse di tenerli ancora nascosti agli occhi che non fossero degli specialisti. Paleografi o studiosi, studenti della vicina università Cattolica. Oggi si cambia registro: con un investimento di 180 mila euro raccolto fra fedeli e privati, Monsignor Erminio De Scalzi, abate della basilica, è riuscito nel suo progetto: dare al capitolo di Sant'Ambrogio un' ubicazione più ampia e fruibile. Non sarà un museo aperto a tutti: gli specialisti continueranno a poter studiare e «maneggiare con cura» codici e testi il giovedì pomeriggio , mentre il «popolo» dei non «adepti» potrà ammirare a rotazione i «must» dell'archivio, non già «imprigionati» in teche anonime, ma con visite guidate di massimo 25 persone alla volta.
Una guida, in primis i due curatori del museo, Myriam Tessera e Marco Petoletti, faranno a turno a srotolare i 10 metri di alcune pergamene di processi o ad aprire la famosa «bolla della cotoletta», prima citazione - secondo i golosi - del più milanese dei trade mark. Già, era il 1148 e canonici e monaci litigavano su come spartirsi le offerte della basilica. Oneri, onore e tanto appetito per quel «lumbolos cum panicio» che i primi erano disposti ad offrire ai secondi in occasione della festa di San Satiro ogni 17 settembre. Le pergamene ci consegnano un mondo agitato da medesime ansie come oggi. Se il cordino di una bolla era in canapa portava noie perché di sicuro conteneva ordini e richieste. «Se invece il sigillo era legato in seta - spiegano i curatori -, allora tutti tiravano un sospiro di sollievo». Si sarebbe trattato di un privilegio, di buone news, diremmo noi. A risistemare le due stanze che si allungano all'altezza del matroneo hanno pensato gli architetti Michela Spinola e Giovanni Antonelli Dudan, insieme a Carlo Capponi per la Diocesi. Fra i tesori dell'archivio spiccano il codice boemo del 1340 con la vita di Agnese e le lettere che Chiara le indirizzava, ma la star del fondo librario resta il messale dell'incoronazione di Gian Galeazzo Visconti del 1395. A vegliare sui libri la tecnologia di videosorveglianza della fondazione Hruby che già opera in Duomo e in molte fra chiese e musei di Assisi, Roma e Firenze.