«Basta buonismo, serve la bontà»

Signora Buccellati, aveva il telefono acceso notte e giorno?

«Ventiquattrore su 24. Anche se andavo alla Scala, lasciavo la vibrazione. E ovunque mi trovassi, la prima cosa di cui mi accertavo era che ci fosse campo per il cellulare».

E, di suo, senza parlare del denaro, oltre a tempo, preoccupazioni e ansie, cosa ci ha messo?

«Appena c'era una necessità, un bisogno, un'emergenza, insieme ai volontari e ai poliziotti, cercavamo di risolverla. Eravamo in comunicazione continua grazie a Whatsapp. Io ero là praticamente ogni giorno. E quando ho relazionato al Cda del Policlinico sullo stato attuale del progetto ho precisato che, se troviamo i fondi, sono disponibile a fare da referente al progetto giorno e notte».

Perché crede così tanto in questa iniziativa da darle corpo e anima?

«Beh, in gioco c'è parecchio. Bisognava mettere in sicurezza i pazienti del Policlinico e il personale: con i senzatetto nei padiglioni e nei sotterranei da anni e anni che sicurezza c'era? Mai essere troppo buoni. E mai pensare “poverini”. Devono stare meglio i clochard, ma prima dobbiamo pensare a chi soffre veramente negli ospedali e a chi lavora per attenuare questa sofferenza. In questo senso non serve solo il denaro, ma l'aiuto di tutto il Policlinico. Perché per questi clochard le cose cambino, ci vogliono regole e sanzioni, non bisogna tollerarli negli ospedali secondo filosofie buoniste che portano solo allo sfascio. E poi noi non li abbiamo cacciati, ma abbiamo offerto una soluzione con tanto di riparo e assistenza. Nei pronto soccorso servirebbero delle figure, magari degli assistenti sociali, che se notano degli homeless, avvisino chi di competenza e li indirizzino eventualmente dove possano trovare un posto libero».

E adesso?

«Parteciperemo al bando del Comune per l'emergenza freddo. Se Palazzo Marino, oltre alla sovvenzione necessaria, ci fornisse i bagni con le docce, saremmo a cavallo».

Che persone ha incontrato tra questi clochard? Come sono?

«Hanno storie incredibili. C'è chi è da 26 anni sulla strada e ne fa un vanto, chi si fa ospitare da noi in attesa di trovare un posto stanziale altrove. Per un signore obeso che aveva rotto la branda e non poteva dormire per terra perché non si sarebbe più rialzato, abbiamo legato e unito due panche della chiesa! Non ci sono problemi, solo soluzioni».