Dalla batosta al caos: nel Pd è tutti contro tutti

Nel mirino Gad Lerner, spin doctor di mr Expo. Rissa Scalpelli-Majorino

Dalle sedute di analisi collettiva (una è convocata domani sera al Cam di corso Garibaldi con il presidente di zona 1 Fabio Arrigoni perché «la situazione impone una sforzo veramente corale per permettere a Sala di vincere al ballottaggio») ai processi interni alla sinistra. Invece di andare nelle periferie a caccia di voti, visto che domenica scorsa ha perso cinque Municipi su nove, e non depone bene per il ballottaggio, il Pd è contagiato dalla solita sindrome di Tafazzi. Tutti contro tutti. Sotto processo finisce ad esempio Gad Lerner, che è stato uno degli spin doctor del candidato sindaco e tra gli ideatori con Giuliano Pisapia della lista Sinistra x Milano che ha racimolato al primo turno solo il 3,8% delle preferenze. Sul suo blog Lerner ha pure segnalato «il successo dell'islamica Sumaya Abdel Qader», animatrice del Caim e contestata dal centrodestra ma anche dalla Comunità Ebraica per le sue posizioni integraliste, mettendola a confronto con le performance di «altri due candidati della medesima lista, Marian Ismail Mohamed e Daniele Nahum, che la accusavano di essere una portavoce del radicalismo islamico. Insieme, la somma delle loro preferenze neanche raggiunge quelle ottenute dalla sola Sumaya». C'è chi difende i due esponenti Pd dalle «prese in giro di Lerner» ricordando che «Sumaya è stata sostenuta da tutta la macchina del Pd che ora dovrà farsi dettare farsi dettare la linea su quale orientamento politico avrà la futura moschea. Lerner ha la rarissima capacità di non capire nulla prima di tutti gli altri». E chi gli consiglia di riflettere sul risicatissimo risultato elettorale registrato dalla sua «lista arancione» invece di analizzare le preferenze dei Democratici Nahum e Ismail.

Nei match a sinistra si segnala quello tra Sergio Scelpalli, amico storico di Parisi ed ex assessore della giunta Albertini ma sponsor di Beppe Sala alle Comunali, che in un'intervista ieri al Corriere ha dato un consiglio a mr Expo: «Sala vince se fa il Sala, non segua la retorica di Majorino». L'assessore e capolista del Pd polemizza su Facebook: «Sergio, non ti accontenti dei danni che hai già fatto nella tua vita politica?». Il botta e risposta continua.

Chi non parla affatto (come Sala) di un «risultato positivo» al primo turno è il consigliere regionale del Pd e coordinatore regionale di SinistraDem Onorio Rosati: «Il rischio di consegnare Milano alla destra purtroppo è un rischio molto concreto quindi, al di là delle dichiarazioni improntate all'ottimismo - afferma - qualcosa evidentemente non ha funzionato. Ci sarà tempo e modo per discuterne e capirne i motivi ed eventualmente le responsabilità». «Tutti - prosegue l'ex segretario della Cgil milanese - ci attendavamo e speravamo in un risultato migliore, nascondercelo sarebbe sbagliato e non risponderebbe ad un dato di verità. Ora però dobbiamo dare un senso e un motivo a tutti gli sforzi che in questi mesi abbiamo fatto perché a Milano potesse proseguire il governo e l'esperienza del centrosinistra». E ritiene «fondamentale» allargare il consenso alla sinistra che al primo turno non ha votato per l'ex commissario. Tradotto: aprire un tavolo con Basilio Rizzo che era sceso in campo per dare all'ala radicale un'alternativa all'uomo di Renzi.

ChiCa