Dopo la batosta ora il Pd vuol votare come Maroni

Gori e i sindaci lombardi fondano un comitato per dire «sì» al referendum per l'autonomia

Sabrina Cottone

Arrivano i primi contraccolpi dei risultati elettorali in Lombardia, dove le alleanze larghe sul modello della giunta Maroni hanno sconfitto la sinistra in molti Comuni. E così ecco Giorgio Gori, esponente del Pd appena offertosi come candidato presidente della Regione Lombardia, a copiare Roberto Maroni nel referendum consultivo per l'autonomia in programma il 22 ottobre. Il sindaco di Bergamo e aspirante governatore è tra coloro che annunciano la nascita di un comitato dei sindaci del centro sinistra delle più importanti città capoluogo della Lombardia decisi a votare sì al referendum: Milano, Bergamo, Brescia, Varese, Lecco, Mantova, Cremona e Sondrio. «Sul tema dell'autonomia mi sono espresso e sono convinto che la gran parte degli elettori del Pd voterà per il sì, ma noi non vogliamo che il tema venga strumentalizzato dalla Lega - spiega Gori -. Poiché sono apparsi i cartelli della Regione, è però necessario mobilitarsi per raccontare di che cosa parla questo referendum. Non porterà 50 miliardi alla Lombardia e la sicurezza non può essere devoluta, invece possono esserlo le materie previste dall'articolo 117. Alcuni esempi sono i temi ambientali e l'innovazione per la ricerca tecnologica ma non possono essere 25 materie...».

In ogni caso una presa di posizione comune sorprendente, se si pensa che fino a pochi giorni fa gli attacchi da parte della sinistra al referendum del 22 ottobre erano continui, soprattutto a causa dello spreco dei soldi ma non solo. E al di là del merito e delle differenze, si tratta di una vittoria che Maroni può provare a giocarsi in chiave interna alla Lega. Il consiglio federale di lunedì scorso è stato «senza scossoni», dicono dall'interno, forse perché la netta prevalenza del modello Lombardia rispetto a ciò che è accaduto altrove, come a Padova e a Verona, ha un po' riequilibrato i rapporti tra il presidente della Regione e Matto Salvini.

Insomma, all'interno della Lega i migliori risultati della Lombardia costituiscono una conferma per la linea più di governo offerta da Maroni rispetto al segretario leghista, Matteo Salvini. E anche per le diverse idee di coalizione che ormai da tempo propongono i due principali esponenti del partito: alleanza stretta con Forza Italia aperta ad Ap per Maroni, più orientata a Fratelli d'Italia per Salvini.

E Roberto Maroni durante il consiglio federale ha lanciato come legge elettorale quella della Regione: maggioritaria con assegnazione dei seggi alla coalizione di liste collegata al presidente eletto e il premio del 60% a chi supera il 40% dei voti. Per i governatore modello Lombardia anche come legge elettorale per le politiche. I due temi si saldano in modo molto stretto: al momento il voto è previsto per la primavera avanzata del 2018, sia in Regione che a Roma. Anche se in politica tutto può cambiare ogni giorno, figurarsi dall'estate alla primavera.