Beatles e Woodstock: viaggio per (ri)scoprire i ribelli della musica

Una mostra sulla rivoluzione anni Settanta: foto, storie e istallazioni su Hendrix & Co.

Luca Testoni

C'è chi sarà felice - beatlesiani in testa - di ammirare da vicino il testo scritto a mano da Paul McCartney di «Lucy in the Sky with Diamonds», controverso brano ricordato (a torto) per il tormentone sull'acronimo Lsd e per il suo presunto messaggio psichedelico in codice, e chi invece verrà a sapere per la prima volta che Jimi Hendrix suonò nel maggio del 1969 sul piccolissimo palco del Piper di viale Alemagna (locale co-gestito da Leo Watcher, il promoter che aveva portato i Beatles al Vigorelli nel '65 ndr).

Nessuna sorpresa, d'altronde, la mostra «Revolution. Musica e ribelli 1966-1970 - dai Beatles a Woodstock», di scena fino ad aprile alla Fabbrica del Vapore di Milano, prodotta da Avatar (catalogo Skira): è un «percorso esperienziale», fatto di storie, istallazioni audio, mode, tendenze, protagonisti e luoghi di quel breve e densissimo periodo che avrebbe per sempre cambiato il mondo contemporaneo.

Ospitata in precedenza al Victoria and Albert Museum di Londra (dove si sono registrate oltre 260 mila presenze, ndr), questa mostra, nata e concepita Oltremanica e per forza di cosa caratterizzata da uno sguardo per forza di cose molto british (nonostante qualche contestualizzazione italiana, ndr), a detta di una delle sue curatrici, Victoria Broackes, «al contrario di quello che si potrebbe pensare, non vuole essere un'operazione nostalgia», bensì ha l'ambizione di ricordare quella che è stata la vera rivoluzione di quegli anni portata avanti da molti giovani da una parte e dall'altra dell'Atlantico (e anche sulla costa del Pacifico made in Usa, ndr): «Se vuoi immaginare il futuro, te lo devi inventare da te».

Non è un caso se l'onda lunga delle esperienze nelle comuni e della «Summer of Love» californiana si sia poi riverberata nella più contemporanea rivoluzione tecnologica-digitale. «Quell'epoca magica della rivoluzione è stata un'esperienza magica, forze la più importante della mia vita», si legge in uno scritto del «papà» di Apple Steve Jobs. Il quale a suo tempo ammise che «la sua coscienza» sarebbe stata «aumentata per sempre dallo Zen e dall'Lsd».

A colpire, nel viaggio dei mitici Sixties tra le sei sezioni dell'esposizione (tra le chicche, la ricostruzione della londinese Carnaby Street, simbolo della Swinging London che ebbe come icona la modella 16enne Twiggy), è però la strana parabola di quell'epoca scandita da una colonna sonora fantastica (gli Who e Dylan, Beatles e Rolling Stones, Jefferson Airplane e Pink Floyd. Creedance Clearwatr Revival e Grateful Dead, Doors e Crosby, Stills, Nash & Young): l'idea di prendere in mano il proprio destino, l'attenzione all'io e la retorica pacifista del «Peace & Love» (complice l'utilizzo delle droghe lisergiche), ha avuto sul finire del decennio un'evoluzione imprevista. L'effetto psicologico del nulla impossibile ha infatti portato l'uomo verso la conquista della luna, la creazione di materiale e di tecnologie sempre più innovative e ha finito per gettare le basi della società consumistica di oggi.