"La bella addormentata" secondo Nureyev torna in scena a Milano dopo tredici anni

Sul palco scaligero da domani al 9 luglio: étoile Semionova e Zakharova

Aspettando il film biografico su Rudolf Nureyev (in uscita nelle sale cinematografiche), si può cominciare a riavvicinarsi a questo gigante della danza nella maniera più nobile, attraverso il suo lavoro, non solo come protagonista delle punte.

Da domani alla Scala comincia la rappresentazione de «La bella addormentata» da lui firmata come coreografo (in scena fino al 9 luglio), in scena il Corpo di Ballo e Orchestra del Teatro alla Scala; una produzione scaligera. Artista ospite: Polina Semionova (26, 29 giugno), étoile Svetlana Zakharova (5, 9 luglio).

Si tratta del balletto più sontuoso, quasi il «balletto per eccellenza»: della coreografia originale di Petipa, Nureyev seppe mantenere la purezza, con un respiro teatrale nuovo, una motivazione interiore e notevoli variazioni, una coreografia tale da rivelare tutte le sfumature dei personaggi. Proprio al Piermarini Nureyev affidò, nel 1966, il debutto della «sua» Bella, e adesso a tredici anni dalle precedenti rappresentazioni torna in scena nello sfarzoso allestimento del premio Oscar Franca Squarciapino creato per la Scala nel 1993. A dirigere la partitura di Ciajkovskij sarà Felix Korobov. Ne ha parlato recentemente Elisa Guzzo Vaccarino in un interessante incontro organizzato dagli Amici della Scala. E ancora. Una bella storia da raccontare quella del ballerino. Il film che sta per arrivare nelle sale - «Nureyev-The white crow», terza prova alla regia di Ralph Fiennes - parte dagli anni Quaranta del secolo scorso, nella città sovietica di Ufa. Di certo in pochi avranno scommesso sul futuro di quel ragazzino solitario nato su un treno in corsa e cresciuto in povertà, non immaginando che un giorno sarebbe diventato uno dei più grandi ballerini della storia della danza: la pellicola è un ritratto ma è anche un affresco storico di un'epoca e dei suoi capolavori, proprio come il balletto de «La bella addormentata».

Tutto iniziò il 13 maggio 1888: l'allora direttore dei teatri imperiali Ivan Vsevolozskij scrisse a Ciajkovskij riguardo all'idea di allestire un balletto basato sulla fiaba di Charles Perrault, proponendo al compositore di scriverne la musica. Marie Petipa, figlia del coreografo Marius, nel ruolo della «Fata dei Lillà». La passione di Vsevolozskij per l'epoca di Luigi XIV, portò il direttore a concepire lo scenario nello stile dei balletti di corte del XVII secolo. La coreografia del balletto dunque, che secondo Vsevolozskij doveva divenire l'opera più importante dei teatri imperiali e del repertorio pietroburghese, fu affidata al pluridecorato Marius Petipa. Questi divenne poi anche coautore del libretto, insieme appunto al direttore. La prova generale avvenne in presenza dello zar Alessandro III e la prima ebbe luogo il 15 gennaio 1890 presso il Teatro Mariinskij di San Pietroburgo.