«Bene i rottamatori ma serve l'esperienza»

Sottosegretario Giulio Gallera, Silvio Berlusconi sabato ha detto che il candidato sindaco per Milano deve avere la storia di Forza Italia e la sua capacità di amministrare.

«Le parole di un padre che vede finalmente diventare i figli maggiorenni».

Il «Corriere della sera» scrive che potrebbe essere lui a candidarsi.

«Berlusconi ha riconosciuto che c'è una classe dirigente che si è formata sul territorio mettendoci sempre la faccia e oggi è garanzia di successo».

Lei è coordinatore di Fi ed è stato assessore nella giunta Albertini.

«Una giunta che in nove anni ha cambiato il volto a Milano. Oggi si vede».

Ma nel 2011 i milanesi hanno votato Pisapia, bocciando l'esperienza amministrativa del centrodestra.

«Non è stato così, hanno bocciato il carattere e l'atteggiamento poco disponibile del sindaco Letizia Moratti».

E perché adesso i milanesi dovrebbero votarvi di nuovo?

«Perché in tanti anni di centrodestra si erano abituati e davano per scontata la qualità dei servizi, ma dopo Pisapia hanno capito che scontata non era».

Che sindaco è stato Pisapia?

«Ha applicato il manuale del perfetto amministratore comunista».

Fuori dallo slogan?

«Ha messo in ginocchio Milano a forza di tasse. Non ha saputo far altro».

Pessimo periodo, pochi soldi e il governo usa i sindaci come esattori.

«Pisapia ha voluto prendere tutto sulle spalle del Comune, senza nessuna collaborazione con il privato. Basta pensare a come hanno trattato un'eccellenza come Dolce&Gabbana».

Cosa significa?

«Ci ammazzare di tasse, mettendo 16 milioni per rifare il teatro Lirico anziché darlo a un privato che lo sistema e po lo tiene in concessione vent'anni».

Altro?

«Un bando per Palazzo Pirelli e poi per non andare incontro al privato spende 80 milioni per riqualificarlo».

Che sindaco serve adesso?

«Un politico che conosca la città, le periferie. E poi la vocazione innovativa e internazionale di Milano».

Perché proprio di centrodestra?

«Per dimenticare Pisapia e far tornare Milano sicura. Ma anche la città delle libertà e delle opportunità».

Per inaugurare un ciclo Berlusconi scelse Albertini, la società civile.

«Logico, allora Fi era appena nata e si stavano acquisendo professionalità».

Lei è già in corsa. C'è anche una giovane come Silvia Sardone che vuol rottamare i vecchi dirigenti.

«Giusto rinnovare la classe dirigente. Servono le energie di tutti, anche dei giovani, ma poi va fatta una proposta credibile a una città che ha bocciato un candidato di peso come la Moratti».

Alleanza con dentro Lega ed Ncd?

«Con dentro tutti, ma coinvolgendo anche associazioni e comitati civici».

Albertini è un buon candidato?

«Ottima persona, ma bisogna guardare avanti. E le sue ultime esperienze elettorali non sono state così felici».

Alle primarie lei potrebbe vedersela con due big come Lupi e Salvini.

«Nessuna paura, Fi le primarie le ha già vinte alle ultime elezioni europee: a Milano città il 16 per cento, contro solo il 7 della Lega e il 5 di Ncd».

Contano anche le preferenze.

«Lupi appena 8mila, Salvini 18mila e a un candidato allora non molto conosciuto come Giovanni Toti, noi di Fi siamo riusciti a farne prendere 25mila».

Quando va deciso il candidato?

«Prima possibile. E magari non scelto a tavolino dai segretari di partito».