Benetton resta in Duomo In Galleria undici in gara

Damiani e Carpisa, ecco chi punta sul Salotto Ma l'inquilino Leo Pizzo fa ricorso per restare

Chiara Campo

Benetton mette sul piatto 2,8 milioni all'anno di affitto e si garantisce (almeno) fino al 2036 i 1.758 metri quadri di boutique in piazza Duomo che occupa già dal 2003, da quando cioè subentrò a «Galtrucco». Il brand di abbigliamento ha partecipato al bando lanciato ad aprile dal Comune e l'unico altro concorrente non è stato neanche ammesso all'apertura dell'offerta economica a causa di vizi procedurali. La base d'asta partiva da 2.153.550 euro all'anno e Benetton ne ha offerti 2.851.024, un rilancio di 700mila euro. L'aggiudicazione definitiva avverrà nei prossimi giorni. E nella stessa seduta la commissione dichiarerà il vincitore di un altro spazio lanciato con lo stesso bando, 73 metri quadri molto ambiti in Galleria Vittorio Emanuele. Si sono fatti avanti in 11 ma l'attuale inquilino - la gioielleria «Leo Pizzo» (Shop Rebecca) - che ha partecipato per conservare il negozio vista Ottagono che occupa dal novembre 2005, potrebbe tenere di nuovo Palazzo Marino (e gli altri concorrenti) col fiato sospeso. Mentre infatti la concessione di altri due spazi, quelli occupati dal ristorante «Il Salotto» e dalla «Locanda del Gatto Rosso» sono ancora impantanati da quattro ricorsi - a cui se ne sono aggiunti altri due nei giorni scorsi per contestare presunte irregolarità nell'aggiudicazione alla società Molino 6-678 nel primo caso e alla Lupita's srl nel secondo - anche «Leo Pizzo» si è appellato al Tar della Lombardia. Il ricorso è stato depositato il 5 giugno, un giorno prima della scadenza di gara, i titolari non hanno chiesto la sospensiva ma contestano il bando nella parte in cui non ha riservato il diritto di prelazione. Si vedrà.

Il Comune ha fissato più punti ad attività commerciali di eccellenza nel campo della vendita di gioielli, a seguire la vendita d oggetti o arredi di design, poi opere d'arte e infine prodotti enogastronomici di alta gamma. E sono sei i marchi di gioielli, oreficeria e/o argenteria in gara: oltre a «Leo Pizzo» si sono presentati «Pasquale Bruni» (che ha già una boutique in via della Spiga), «Damiani», «Industrie Testi», «Del Vallino» (gruppo Buccellati) e «Sharra Pagano». Gli altri concorrenti sono Kuvera spa proprietaria del marchio di valige «Carpisa», «Aurora srl» (specializzata nel settore dei carrelli per la spesa), le borse e valige «Longchamp», «Contemporary Bags & Accessories» srl e infine «Nau», specializzata in occhiali di design.

E a fine agosto scade la concessione degli spazi occupati dal «Camparino», ma - a meno di sorprese - il titolare Orlando Chiari dovrebbe dormire sonni tranquilli. La giunta starebbe studiando la formula per coniugare il principio della trasparenza sollecitato dall'Anac (criterio che ha portato al contestatissimo bando per «Salotto» e «Gatto rosso») con la salvaguardia delle insegne storiche che è stata riconosciuta anche dal Tar per il ristorante «Savini». Un precedente che dovrebbe allungare il contratto d'affitto anche al Camparino. E chissà che porti buono al ristorante «Galleria» che ha già ricevuto la disdetta anche se l'affitto scadrà il 30 ottobre 2018. Ventisei giorni prima - una beffa o il «salvagente» - festeggerà i 50 anni, diventando locale storico.