Ma Beppino, cavaliere del lavoro, non vuol neanche sentir parlare di start up: «Se ghè...?»

Il negozio, rilanciato da 4 soci: «È il nostro capitano»

Pier Augusto Stagi

Si sposta nella sua nuova bottega, che è una vera boutique, con la sicurezza di sempre. È a proprio agio il Drali, con l'articolo rigorosamente davanti, ma anche con il poster di Fausto Coppi che giganteggia davanti al bancone. Il Drali è molto più di un telaista, di un meccanico, di un uomo che vaga da oltre cinquant'anni nel quartiere Stadera di Milano, con la sua tuta blu e il cappellino da ciclista d'ordinanza perennemente in testa. Ha 89 anni e tante storie da raccontare. Prima e per una vita nella sua vecchia officina di via Agilulfo, tra via Chiesa Rossa e via Stadera, oggi in via Palmieri, sempre nello stesso quartiere, solo qualche isolato più in là.

«Giuinott, lu me capiss vèra?». Mi accoglie così il Drali, questo giovanotto che viaggia per i Novanta, e si trova ad essere protagonista di una nuova sfida, che guarda al suo passato, ma che lo proietta anche verso un inesplorato e stimolante futuro. «Mi hanno voluto ancora qui con loro, per dare una mano mi dice in italiano -: e io ho deciso di continuare a pedalare ancora un pochino».

È il capitano della nuova Drali cicli, che si è arricchita, rinforzata di quattro nuovi «gregari», che poi sono amici, sodali, appassionati, che hanno il rispetto della storia e per questo piccolo grande uomo, che è diventato adulto al fianco di autentici miti del ciclismo.

«El varda che cromadüra ammò, giuinott!!», guardi che cromatura, mi dice il Beppino indicandomi una sua creatura degli Anni Ottanta, una «Pokerissima» che è un vero spettacolo di geometrie ed equilibri. «È stato Carlo, mio padre, ad aprire l'officina nel lontano 1925. In quel periodo eravamo concessionari della Bianchi: qualcosa di molto di più di un marchio di biciclette. Io ho appreso il mestiere dai grandi meccanici e telaisti del tempo. Come Pinella, il meccanico di Fausto Coppi, e Gilardi, il suo telaista: loro qui erano davvero di casa».

Manca la sua Marisa, l'amore di una vita, per sessantadue anni più sette di fidanzamento sempre assieme. «Quando è mancata mi sono detto: basta. Ora chiudo tutto e abbasso la claire. Poi sono arrivati loro, e mi hanno spronato ad andare avanti, proprio come un ciclista che decide ad un certo punto di togliersi il numero dalla schiena e di scendere di sella».

Sono quattro amici che non si sono trovati al bar, ma sui banchi di scuola. Chi al liceo, chi all'università: tutti dal Drali. «Il più malato di bicicletta è un medico, può sembrare un ossimoro, ma è così mi racconta Gianluca Pozzi, amministratore delegato della nuova cicli Drali -. È stato lui a informarci del fatto che il Beppino voleva chiudere bottega. Non possiamo perdere un patrimonio così, ci dice. Così ci siamo parlati, ci siamo capiti e ci siamo buttati: io, Angelo Mantovani, Robert Carrara e Andrea Camerana. Siamo una bella squadra, con un unico capitano: il Drali. La nostra missione? Non disperdere la storia di un uomo che ha fatto una bella fetta di storia della bicicletta. Un uomo che ha conosciuto i grandi di questo sport. E allora abbiamo deciso di rilevare tutto. Obiettivo? Rilanciare un marchio storico, con le sue magiche biciclette, la sua leggendaria Pokerissima, e attorno a questo ci sono tanti altri progetti all'orizzonte». Intanto c'è una bellissima linea vintage di abbigliamento, di biciclette a scatto fisso, di citybike, ma anche di nuovi prodotti che con calma verranno lanciati. Il tutto legato e collegato ad un materiale, l'acciaio, quello che ha accompagnato la storia del Drali e che oggi viene riproposto grazie a tecnologie sempre più avanzate sofisticate».

Il Drali ascolta mentre le sue mani, ancora veloci, sistemano il freno di una bici e il suo braccio destro, Alessandro, lo accudisce e lo assiste con devota venerazione. «Tanti anni fa mi avevano chiesto di costruire le mie bici in Iraq mi racconta con quei suoi occhi vispi e intelligenti -. Mi avrebbero ricoperto di soldi, ma non me la sono sentita di lasciare la mia Milano, il mio quartiere».

Nel quartiere Stadera lo conoscono tutti, anche i ragazzini. I suoi amici, sempre di meno, passano di lì a tutte le ore: un saluto, una battuta, un racconto e anche un disinfettante: un amarino, come lo chiama il Drali. «In questi giorni una delle sue biciclette è esposta in un negozio nel cuore di Milano: erano trent'anni che non andava in Duomo», racconta Robert Carrara.

È una nuova ripartenza questa. Una sorta di Drali 2.0. Per certi versi è come una Start Up: «Se ghe?...», mi chiede. Una nuova avventura, gli dico, partita l'11 novembre scorso, giorno dell'inaugurazione della sua nuova «casa» di via Nicola Palmieri 25, sempre allo Stadera. Un'avventura che Giuseppe Drali, «il Beppino», Cavaliere del Lavoro a 84 anni, condivide con Alessandro, il suo giovane «garzone». «Qui abbiamo creato lo spazio per unire due attività: l'officina meccanica e il negozio spiega Andrea Camerana -. Uniremo la storia e la tradizione con la tecnologia più avanzata senza però stravolgerla. Su un telaio Drali monteremo anche i componenti più moderni». «Abbiamo di tutto aggiunge Gianluca Pozzi -: selle, scarpe, borse, zaini, ma anche maglie che riprendono la linea vintage degli Anni 50-70 e porta il nome del Drali. Ci rivolgiamo ad un pubblico che ama la bicicletta, non tanto la competizione. Ma coloro i quali che amano il viaggio, più che la sfida».

«Ué giuvinot!!! - mi dice il Drali per richiamare la mia attenzione -. Di telaio Coppi aveva il 61. Troppo alto a mio parere, nonostante le gambe lunghe: l'abbassammo al 59 e lui per primo fu d'accordo, pedalava più potente. Timido lui, riservato io. Potevamo stare uno davanti all'altro senza parlare per minuti. Non osavo attaccare bottone, ero un semplice operaio, io. Ma ho fatto qualcosa anche per Anquetil e Maspes: che caratteraccio ma in pista era unico». Proprio come il Drali.