Berlusconi chiama la Lega «Il candidato in settimana»

Alla scuola politica di Fi organizzata dalla Gelmini lancia la sfida e annuncia il suo impegno per Milano

inviata a Calvagese della Riviera (Bs)

Un'accelerazione imprevista. Il calcio oltre il centrocampo arriva da Silvio Berlusconi, in una giornata in cui il leader di Forza Italia fa sapere che intende restare tale, non andare ai giardinetti e tantomeno in soffitta. «Questa mattina segna il mio rientro sulla scena politica» dice il Cavaliere a Calvagese della Riviera, alla scuola di formazione politica organizzata da Mariastella Gelmini.

Nuova discesa in campo che non può non passare da Milano. E Berlusconi non nega, anzi. Novità in vista? «Torneremo a vincere di sicuro. Dobbiamo riunirci con la Lega e con gli altri alleati». Tempi per il candidato? «Una settimana» azzarda il Cavaliere. Un esponente della società civile? «Non è detto». Sono le ultime parole ai giornalisti prima di andare a pranzo a Lonato: un risotto veloce con un gruppetto di parlamentari e relatori di questa Forza Futuro sul Garda.

Conferma Matteo Salvini, il segretario della Lega che tra battute agroadolci è il primo interlocutore politico con cui intende confrontarsi il Cavaliere. Presto un candidato? «Può darsi» risponde con grande possibilismo Salvini. «Non so ancora quando ma io e Berlusconi ci incontreremo e quando sarà scelto il candidato faremo il nome» aggiunge. Un incontro a breve, in settimana, di cui parla anche Berlusconi. A un certo punto si è parlato di un incontro ad Arcore già ieri, ma i due hanno preferito un altro momento. Forse per evitare la folla e soprattutto preparare gli animi. Sia come sia, le manovre di avvicinamento sono in corso. Anche se nel partito l'ottimismo sul fatto che il nome del candidato arrivi entro una settimana.

Nei giorni scorsi sono tornati a circolare rumors che sia proprio Matteo Salvini uno dei possibili candidati a sindaco di Milano le cui quotazioni erano in ascesa. Ma naturalmente restano in campo le altre possibilità, che dovrebbero (potrebbero) consolidarsi proprio nel corso di questi incontri. Roberto Maroni, presidente della Regione piuttosto attivo anche sul tavolo milanese, nei giorni scorsi non ha escluso le primarie. Ma soprattutto ha insistito sui tempi: «Decidiamo in fretta o si perde». E anche Paolo Romani, presidente dei senatori azzurri, ha insistito più sulla scelta di coalizione che sul ricorso al popolo: «Nel nostro mondo non credo ci sia bisogno di primarie. Servono se non si riesce a trovare un nome condiviso».

Berlusconi, nel suo discorso a Forza Futuro, ha affrontato anche altri temi caldi, in tutta Italia ma certamente anche a Milano. Il Cavaliere ha parlato di un bisogno di maggiore sicurezza: «Dobbiamo aumentare la polizia e i vigili di quartiere. E poi mandare tutti i militari nelle vie della città, invece di lasciarli in caserma a giocare a carte. Loro ne sarebbero più felici». Ha parlato di «contenimento dell'immigrazione» e anche del «dolore delle famiglie che vediamo fuggire dalla Siria, dai tagliagola».

Un passaggio Berlusconi l'ha dedicato a un'altra questione sentita a Milano, sia pur affrontandola in chiave italiana. «Abbiamo centoquarantamila nomadi che sono cittadini italiani. Ma in questo sono in contrasto con Matteo Salvini: per risolvere questa emergenza non servono le ruspe. Ci vuole altro».

Cantiere di Forza Italia come alternativa alle ruspe leghiste. Pur nell'alleanza, la distanza esiste, anche nelle battute. «Salvini parla prima alla pancia» ribadisce il Cavaliere, in uno scambio di freddure agrodolci che continua ormai da tutto il week end.