Beruschi il melomane: «Il belcanto l'ho preso con il latte materno»

Luca Pavanel

«In Italia, per la lirica, ci conoscono in tutto il mondo. Dobbiamo insegnarla ai giovani». Enrico Beruschi, 75 anni, arcinoto attore teatrale e televisivo (chi non lo ricorda ancora oggi alla trasmissione tv Drive In su Italia Uno) quando risponde al telefono è tornato a casa da poco. Era a Genova, poi la corsa a casa per il referendum. Possiamo sapere che cosa ha votato? Risposta: «No!» e si mette a ridere. E aggiunge severo ma non troppo: «Sa, il voto è segreto e io non lo dico a nessuno no! Ha capito, ma non parliamo di politica... Non sono adatto».

Già, Beruschi vuole entrare subito nel vivo del belcanto. Oggi pomeriggio sarà a Telelombardia per commentare la prima della Scala, l'opera Madama Butterfly di Giacomo Puccini: commenti alla vigilia, ascolto e dibattito («perchè non sono andato? Non mi piace stare nella confusione dell'eleganza e delle contestazioni»). Ma a proposito: lui non faceva il cabarettista, e coi suoi «e alloooorraaa...?» che cosa centra con il Piermarini e le discussioni da melomane? C'entra, eccome. Intanto fa parte degli Amici della Scala. «Si può dire - racconta - che la lirica l'ho succhiata con il latte e a 6 anni, quando avevo i febbroni, mia mamma mi cantava le arie più celebri. All'età di 16, poi, sono andato a vedere la Callas».

Fossero solo i ricordi della giovinezza. Quest'uomo che negli anni Ottanta ha fatto ridere mezz'Italia, e anche di più, ha sempre vissuto con accanto la musica: «Ho visto decine di opere e a un certo punto ho iniziato a occuparmene direttamente». Ed è ancora in pista con energia ed entusiasmo, basta sentirlo parlare: «Io non mi occupo di opera - scherza divertito con il gusto del paradosso - io faccio Profumo di opera». Già, proprio così: dietro a questo titolo c'è uno spettacolo con «un pianoforte, qualche cantante» e lui, Enrico, che spiega la storia. A suo modo. Un modo di far conoscere i capolavori, per far sentire da vicino la musica, la bellezza dei testi e della poesia: «Funziona sa, sta prendendo piede. La gente esce contenta, soddisfatta, vedo che mi chiamano». Regista e co-protagonista dei classici, proprio in questi giorni si è cimentato nel Mantovano in uno dei suoi lavori. A Mantova, presto, porterà la sua Butterfly. Ma ai tempi di Drive In già pensava all'opera? «Come no... nella trasmissione ogni volta ci infilavo qualche cosa, un riferimento mascherato». Sul pubblico di oggi cala un «piccolo» rimproverò: «Guai ad applaudire solo perché il cantante sale con la nota...». I suoi cantanti preferiti? «Ovviamente la Callas, poi Mario Del Monaco, Giuseppe Di Stefano e Giulietta Simionato».