Bianchi, gialli, neri e blu Sono gli «angeli» dell'Expo

Ogni colore corrisponde a un ruolo ma tra chi lavora all'esposizione sta vincendo la soddisfazione di esserci

Ci sono i bianchi, i gialli e i neri. Anzi «blu-notte», come spiegano loro fieri. Poi ci sono quelli in divisa, che può avere foggia da carota o zucchina per gli artisti che animano il decumano, oppure essere una giacca da vigilante, troppo calda, quando il sole picchia, oppure «fresco lana», quando è uggioso come ieri. Sia come sia, l'Expo per tutti comincia con uno dei loro sorrisi. Magari la risposta alla vostra domanda non ce l'hanno ancora, dato che sono loro i primi a doversi orientare, ma di fronte ad un pizzico di caos da start up, la spolverata di sorrisi è generosa ed abbondante. Le materie prime del menù di Expo sono loro. Il centro logistico di Pero e gli uffici di Manpower all'interno del sito non hanno ancora terminato le selezioni. Qualche posizione è ancora aperta. E intanto, dopo le polemiche sulle chiamate last minute e gli stipendi non proprio dorati, chi un lavora l'ha trovato se lo tiene stretto. Fiero di poter dire «Io c'ero».

Lo vedi dallo sguardo di hostess e steward degli stand: molti sono local, ma devono parlare italiano, così come gli italiani devono parlare, fra le due o tre lingue richieste, almeno un po' la lingua del padiglione. «Il vero problema?», spiega una ragazza allo stand cinese. «Più che il mandarino sono queste scarpe», spiega lei indicando delle trainers multicolore e pesantissime.

Sul decumano li riconosci subito: sono i più belli con felpa bianca su cui spiccano i colori di Expo. A tracolla una sportina di plastica ripiena di mappe. Loro sono i «tom tom» della situazione. «Cosa ci chiedono di più? Dove comprare il merchandising che indossiamo, ma i negozi non sono ancora aperti», dicono tappandosi subito dopo la bocca con la mano. Ce n'eravamo accorti da soli: come souvenir di Expo restano solo le costose tazze mug (da 12 euro) con la mascotte foody in vendita al padiglione Illy caffé. I blu hanno gilet da pescatore, quelli mille tasche per ogni emergenza. Armati di tablet con tanto di custodia impermeabile, sono «angeli a zone». Quello che non va nel loro «regno», lo segnalano al cervellone di Molino Dorino e sono prodighi di consigli. «L'ascensore non va, prenda le scale, si sono ancora un po' sporche, scusi», spiega una ragazza minuta che se ne sta intabarrata. Due passi a destra e si scalderebbe almeno un po', ma il suo posto è la. E lei ci sta. Si devono, invece, muovere, e molto, le «photo girls». Sono le volontarie di vari padiglioni e camminano in coppia reggendo una cornice: «Per fare foto ai visitatori e raccontargli il nostro padiglione», spiegano garrule due ragazze che però girano il badge appena leggono il nostro «No, con i giornalisti non possiamo parlare». Nemmeno di quello che sperano di ricavare da questa esperienza? «Studiamo e abbiamo già lavorato, ma un'occasione anche di praticare le lingue quando ci ricapitava?». Va bene così, ma «please niente nomi». In pettorina gialla qualcuno si lamenta dei turni: ieri non ho mangiato, manco un pausa. Se ne stanno a capannelli di tre, borbottano ma si fanno in quattro. Così come si sbraccia Fabrizio Colombo dal padiglione del Brasile. Corre, fischia, ogni tanto un urletto. In giacca e cravatta sembra un (giovane) nonno alle prese con nipoti scatenati al parco giochi, di fronte alle frotte di visitatori che per «entrare» in Brasile sceglie la “via nord”, arrampicarsi cioè per una rete di canapa e metallo, una delle attrazioni maggiori di tutta Expo. «Calma, non correte!», dice Fabrizio che il nome, invece, lo ripete forte e chiaro. «Ho 57 anni, dopo 35 in camera oscura e come grafico, eccomi, felice all'aria aperta».

Questo il tetto dei Paesi che hanno aderito all'edizione milanese di Expo e sono presenti con una propria vetrina.

Tanti sono i padiglioni espositivi. Tra questi, 54 sono considerati individuali perchÉ appartengono a una sola nazione.

Questi gli uomini della sicurezza presenti a turno nel sito. Il Viminale ha potenziato gli effettivi con 3.700 divise in più.