La biblioteca dei frati: volumi antichi e rari oltre a 180mila cartoline

In viale Piave tra incunaboli e cinquecentine non solo la vita di francescani e cappuccini

Marta Calcagno Baldini

Sembra quasi che i soli a visitare città, conoscere persone e vedere i loro sorrisi in vacanza siano oggi i cellulari. Nel nuovo millennio la vecchia, cartacea e lenta cartolina diventa una parola troppo lunga anche da scrivere. Eppure c'è chi ne apprezza il valore sociologico, le raccoglie e le conserva. Siamo in viale Piave 11, nell'archivio della biblioteca francescano-cappuccina provinciale, fondata da padre Fedele Merelli negli anni '80 come un polmone di conoscenza dedicato allo studio e all'archiviazione di volumi sulla storia del francescanesimo, e non solo.

Come sostiene frate Costanzo Cargnoni, che con padre Agostino Colli opera a tempo pieno in biblioteca, archiviare informazioni e documenti «è un settore di lavoro che non fa rumore, ma è necessario e prezioso per la vita della Provincia e per la storia e spiritualità dei frati e dell'Ordine». Al convento dei Cappuccini sono pervenute finora, tra donazioni e ricerche, più di 180mila cartoline, di cui 140mila sono state catalogate, suddivise per area di provenienza e anno. Ora anche digitalizzate. Certo, rappresentano solo una parte dell'immenso materiale documentario raccolto negli anni: i libri sono disponibili alla consultazione del pubblico per studi e letture. È anche presente un'attrezzata sala lettura con postazioni singole (su appuntamento allo 02-77122588-591).

Il lavoro dei frati bibliofili di viale Piave è incessante e un appello è rivolto agli altri conventi e monasteri lombardi: «Le diverse fraternità sono pregate di non distruggere nulla del materiale documentario che possiedono, in caso di dubbio consultino il nostro archivio e qui mandino ciò che conservano e considerano non più utile». L'esperienza non manca: sono state digitalizzate e catalogate con criteri scientifici oltre 1200 cinquecentine e incunaboli, 40mila testi di studi francescani, 40mila volumi di argomenti diversi a tema non solo ecclesiastico e 20mila riviste. La raccolta di libretti devozionali antichi e moderni supera le 4mila copie e grazie a un frate eritreo è stato catalogato il fondo di libri dell'Etiopia-Eritrea, che comprende preziosi manoscritti.

Dal Centro missionario è giunto invece materiale sulle missioni francescane nel mondo, ancora in via di catalogazione mentre ogni giornata in monastero viene tuttora registrata nelle «Cronache del convento». Gli scritti e le testimonianze che ogni frate ha lasciato dopo la sua vita costituiscono il «Fondo P», un enorme collettore che riunisce le opere dei confratelli dopo la loro morte. Oltre 200 i faldoni, collegati ai 1400 manoscritti dal XII secolo a oggi, un lavoro immenso di catalogazione digitale ancora in corso. Finora ne sono stati archiviati 800. Le vite dei santi francescani e l'oggettistica sono un'altra parte del patrimonio dell'archivio che ospita libri, videocassette, cd, manifesti, immagini e disegni. Non stupisce che cinque computers, un server tre scanner e due fotocopiatrici presenti in biblioteca non siano più sufficienti a sostenere tutto il lavoro su questi documenti. Servono cartelle speciali e contenitori ad hoc per i manoscritti. Alcuni volumi richiederebbero un costoso restauro. Serve un aiuto in termini di ricerca storica perché - per carenza di documentazione - mancano all'appello un migliaio di frati, dispersi forse in varie missioni. La loro storia potrebbe essere rintracciata negli archivi dei cappuccini svizzeri. Chissà che qualcuno di buona volontà possa dare una mano.