BikeMi "pedala" per i centri islamici

L'iniziativa: per ogni foto sui "social", 5 euro vanno al progetto del discusso "Caim"

«Bikemi» pedala con il Caim, il discusso coordinamento dei centri islamici di Milano. Strano ma vero, il servizio di «Bike Sharing» di Atm sostiene il «progetto Aisha», lanciato dal cartello di moschee milanesi nato nell'alveo dell'Ucoii e al centro di episodi piuttosto imbarazzanti per gli stessi fedeli musulmani. L'iniziativa è stata lanciata pochi giorni fa per la festa della donna ed è stata decisa dal Comune insieme a «Clear Channel», che gestisce BikeMidal 2008. Le bici condivise di Milano sono state personalizzate e si è previsto che i primi cento utenti che avessero pubblicato le loro foto sulle pagine «social» di BikeMi avrebbero ricevuto agevolazioni, «ma cosa più importante - come recita l'avviso - ognuno di loro contribuirà in prima persona a supportare la causa dell'emancipazione femminile. Per ogni foto ricevuta infatti, il servizio donerà 5 euro a Progetto Aisha». Ora, sono sicuramente lastricate di buone intenzioni le strade che portano a operazioni di questo tipo. Interessante anche la decisione di mettere in relazione le libertà femminili e l'islam. Discutibile invece, la scelta del partner. Discutibile al di là della reale entità economica dell'operazione, che è di modesta entità. Nel comunicato stampa che presenta il tutto si legge che Aisha è «una associazione nata a Milano nell'ambito delle attività di tipo sociale e culturale del Caim, il Coordinamento delle Associazioni islamiche di Milano e Monza e Brianza, che ha come missione valorizzare la figura femminile, favorendo la sua libertà di scelta, la sua indipendenza sociale ed economica».

Sul fatto che il Caim possa essere individuato come un soggetto in grado di promuovere progressi nel campo dell'emancipazione femminile si potrebbe discutere a lungo. Il ruolo delle donne nella società e nella famiglia, infatti, è riconosciuto da sempre come uno dei punti deboli dell'islam politico incarnato dalla galassia Ucoii, con le varie sigle che in essa si riconoscono: dai Giovani-musulmani alle Donne musulmane d'Italia, un mondo in cui le donne, per esempio, appaiono sempre o quasi velate. E non è un caso che uno degli imam milanesi abbia dichiarato poco tempo fa che per le donne è sconveniente andare in bicicletta (la frase scatenò grandi polemiche, e una bicilettata di «protesta» promossa proprio da Aisha).

La scelta di Comune e Bikemi comunque è simbolicamente eloquente: spiega più di molte analisi qual è il grado di penetrazione sociale di un certo islam, elevato da anni a interlocutore del Comune. Non si può dimenticare infatti chi sono i vertici anche attuali del Caim. Presidente è Osman Duran, coordinatore è Omar Jibril. Rispettabili personalmente, ma aderenti a sigle non altrettanto rassicuranti, se è vero che risultano essere state inserite in «black list» antiterrorismo. Il primo fa parte della turca Milli Gorus, citata nella lista compilata dal governo tedesco, l'altro è esponente dell'Alleanza islamica d'Italia, citata nella lista governativa degli Emirati Arabi (tanto che il presidente dell'Alleanza parlò di accuse infamanti).

Commenti

Sceitan

Dom, 11/03/2018 - 12:15

Povero popolo vittima della credulita' popolare. In attesa della formazione del governo filoislamico che ne faccia arrivare ancora una marea, fanno finta di essere moderati e di evolversi. Tutte balle. Quelli che fanno questi accordi col Comune, sono quelli che hanno in mano il mitra e a tempo debito lo useranno per imporre l'estremismo, senza paura di essere contraddetti pena l'accusa di apostasia con relativa esecuzione sul posto. Anche gli orsi si destano a primavera ma voi, evidentemente, avete ancora una buona dose di grasso da smaltire.

Giorgio5819

Dom, 11/03/2018 - 13:58

Facciamoli pedalare TUTTI fino alla mecca... e guai se si ripresentano! Parassiti !