«Bild» svela ai tedeschi il giallo del killer Amri «Da 5 mesi all'obitorio»

Rimpallo di competenze, la salma a Milano Lo racconta il quotidiano più letto in Europa

Alberto Giannoni

Ora ne parlano anche in Germania: la salma del killer di Berlino, cinque mesi dopo la strage dei mercatini di Natale, è ancora in una cella dell'obitorio di Milano. E la sua sorte non si conosce ancora, per uno stallo che si è creato fra Italia, Germania e Tunisia, dove vive la famiglia. «Anis Amri, il cadavere è da cinque mesi all'obitorio» è il titolo che «Bild», il quotidiano più venduto d'Europa, dedica, anche sull'edizione online, al caso del terrorista di Berlino che si trova all'obitorio civico di Milano dal 23 dicembre scorso, quando fu fermato da due poliziotti, davanti alla stazione di Sesto San Giovanni. Il giornale tedesco, oltre a spiegare come l'Italia, la Germania e la famiglia del terrorista si rimbalzino responsabilità sulla gestione post-mortem di Amri, dà anche spazio all'assessore regionale Viviana Beccalossi, che ha sempre seguito la vicenda, anche come delegata (dal presidente, Roberto Maroni) alle azioni di contrasto del fondamentalismo. L'assessore Beccalossi ha denunciato per prima il caso. E anche al quotidiano tedesco ha dichiarato come «questa situazione sia inaccettabile», evidenziando anche «la beffa verso la famiglia di Fabrizia Di Lorenzo, la giovane italiana rimasta uccisa nella strage di Berlino e verso l'Italia intera che si sta facendo carico di tutte le spese susseguenti al decesso, come ad esempio gli 11 euro al giorno per il deposito presso l'obitorio comunale di Milano». «Una vicenda - ha detto ancora Beccalossi - alla quale il Governo italiano deve porre fine, innanzitutto per un aspetto morale e poi economico». «Il mostro - l'assessore lo chiama così - deve essere rimpatriato in Tunisia e quel Paese deve rifondere all'Italia tutte le spese».

Lo stallo si è creato a cavallo di tre Paesi: Italia, Germania e Tunisia. Dal Paese di Amri, infatti, non era arrivato alcuni interessamento per le spoglie del terrorista e i familiari hanno avuto un atteggiamento indecifrabile. Prima hanno rinnegato il giovane, poi la madre ha detto di volerlo riportare in patria, dicendosi però convinta che fosse stato indottrinato e manifestando cordoglio per le vittime. A gennaio diversi giornali riportavano la notizia che «nessuno ha ancora reclamato la salma di Amri», mentre il fratello di Anis, Walid: in un'intervista alla stessa Bild, oltre a smentire il fatto che la famiglia avesse ricevuto soldi dall'Isis ha detto di aver chiesto per sedici volte, attraverso il ministero degli Esteri tunisino, che il corpo venisse riconsegnato alla famiglia. Lo ha riportato La Repubblica a metà febbraio: «Ad oggi - ha detto in quella occasione Walid - non abbiamo avuto nessuna risposta dalle autorità italiane».

Il sindaco di Sesto Monica Chittò, da parte sua, si è mostrata affatto convinta che toccasse al Comune pagare il conto di tutte le spese necessarie. E Beccalossi aveva scritto alla Farnesina e al ministro dell`Interno, chiedendo che queste spese non fossero a carico di nessuna autorità italiana. «L'Italia non deve ospitare questa persona. Neppure da morto».