Bimbo rom di 3 mesi muore di freddo nel campo abusivo

Era nato il 25 agosto, il giorno di Natale avrebbe festeggiato quattro mesi di vita. E invece il piccolo bosniaco è morto in un campo rom abusivo, dopo una notte in cui la temperatura è scesa tre gradi sotto lo zero. Un elicottero del 118 l'ha trasportato al San Carlo ieri mattina alle nove in un inutile tentativo di salvarlo: poco dopo essere arrivato in ospedale è morto. La madre è stata iscritta nel registro degli indagati per omicidio colposo. Sarà l'autopsia a dire l'ultima parola sulle cause.
Sul corpo del piccolo sarebbero stati riscontrati dei segni. Forse era malato di cuore. Non si sa ancora se sia stato il gelo a causare l'arresto cardiaco. Ma si sa che il suo cuore ha rallentato i suoi battiti al gelo. È morto dopo una notte all'aperto, a meno che si voglia considerare un tetto la roulotte mal riscaldata di un campo abusivo, senza tutto ciò di cui ha bisogno un bimbo di tre mesi. E anche se mancano altri elementi del dramma, quel che sappiamo basta per dire che è assurdo morire così.
La mamma, diciannove anni e già altri due figli, era arrivata da Roma per avvicinarsi al marito, detenuto a Pavia. Ha chiesto ospitalità e l'ha ottenuta in una roulotte di un campo abusivo a Muggiano, in via Martirano. Poco distante c'è un campo rom regolare, gestito da una cooperativa per conto del Comune. Intorno insediamenti non regolari, ma tollerati, dove vivono adulti con la consueta abbondanza di bambini intorno. In questi luoghi che non dovrebbero neanche esistere, ospitano anche altri rom di passaggio a Milano.
Alla Caritas, in prima linea nel gestire le emergenze dei senza tetto, calcolano che nei campi abusivi di Milano vivano tra le millecinquecento e le duemila persone. E il 50 per cento sono minori. Sono stime «spannometriche», nate dall'esperienza e dai ragionamenti che gli operatori fanno sul campo. Sono numeri impressionanti, se si immagina quante centinaia di bambini passano la notte in baracche improvvisate, praticamente senza tetto. Nella gran parte dei casi sono persone di nazionalità rumena, cittadini comunitari che entrano e escono dai campi, dando vita a un pendolarismo difficile da controllare. E poi ci sono i bosniaci (come il piccolo morto e i suoi genitori) e i bulgari.
È possibile accettare una situazione del genere? «Provo vergogna» scrive su Facebook l'assessore al Welfare, Pierfrancesco Majorino. E se è vero che «molti tra loro non accettano le nostre proposte e non riusciamo a convincerli ad uscire dalla loro condizione di marginalità», come aggiunge l'assessore, questo è sufficiente a permettere che tanti bambini, persino neonati, vivano in situazioni di irregolarità in cui manca loro non solo da vivere, ma anche gli aiuti essenziali a sopravvivere? Pur sapendo da quanti anni rimbalziamo contro queste tragedie, siamo sicuri di fare abbastanza per questi bambini? Siamo sicuri che tollerare l'illegalità significhi essere accoglienti?