«Blam!», e la danza esplode sul palcoscenico del Manzoni

Non poteva partire che con il titolo onomatopeico di «Blam!» la rassegna stagionale «Movimento», alla sua prima edizione al Teatro Manzoni. Fino all'8 dicembre (ore 20.45, domenica ore 15.30, ingresso 30-20 euro, info 02.763. 69.01.) esplode sul palcoscenico dello storico spazio milanese il primo di una serie di spettacoli dove è il corpo, in suggestivo dialogo con la musica, le scenografie e le luci, a farsi veicolo di significato. Nessuna parola, eppure comunicazione a livelli massimi. Teatro-danza, circo, performing art: comunque la si voglia definire, la messa in scena di «Blam!» - show iper-cinetico creato da Kristján Ingimarsson - è in fondo un perfetto manifesto di tutto ciò che seguirà nel cartellone di questa rassegna fino a maggio inoltrato.
Successo internazionale che ha raccolto entusiastici consensi al prestigioso Fringe Festival di Edimburgo della scorsa estate, lo spettacolo realizzato dalla compagnia danese Neander Teater ha come sottotitolo l'esplicativo «La rivoluzione parte dal tuo ufficio!»: la scintilla da cui nasce la narrazione musicale e atletica dello show è quella della ribellione da parte di alcuni classici (non troppo classici, si vedrà) impiegati d'ufficio, i cui volti e corpi sono quelli di Janus Elsig, Lars Gregersen, Joen Højerslev, Kristján Ingimarsson, Eos Karlsson, Didier Oberle, Kasper Ravnhøj. La vita tra le scartoffie, scandita giorno dopo giorno, può rivelarsi come quella fatidica goccia fatta cadere in modo inesorabile sulla testa dei malcapitati nelle torture medioevali. Alle insidie dell'alienazione i perfomer di «Blam!» reagiscono con un'esplosione fisica in perfetta simbiosi con la musica, disegnando coreografie mozzafiato che si ispirano alla disciplina detta del «parkour», una sorta di ginnastica e di corsa ad ostacoli nata nelle strade delle periferie parigine e nelle aree dismesse dei quartieri più depressi. Insomma, a voler vedere, gli impiegati di «Blam!» potrebbero essere dei Fantozzi versione 2.0., eredi più avvenenti e senza pancia del nostro mitico Ragioniere. «Gli impiegati - spiega Matteo Mantovanelli, rappresentante italiano della compagnia - compiono evoluzioni che non si crederebbero possibili, si trasformano in una sorta di supereroi. Solo che al posto dei costumi sgargianti e delle mantelline da Superman hanno cravatte e sono in maniche di camicia. L'identificazione tra spettatore e perfomer è totale: si scherza, attraverso mimiche esilaranti e virtuosismi atletici, sulla frustrazione della routine». Questo mix di teatro fisico, mimo, parodia e danza urbana è stata la rivelazione della scorsa stagione in Danimarca, dove ha vinto il prestigioso premio Ruemert.