Blomstedt dirige Filarmonica «Così vedo Mahler a 90 anni»

Il maestro d'orchestra, tra i più longevi della musica, affronterà la «Nona» scritta dal compositore austriaco

Luca Pavanel

Commovente la scena che ancora gira online in forma di video: la Ndr Elbphilharmonie Orchestra della radio tedesca di Amburgo che gli fa trovare a sorpresa una torta con sopra le due cifre della sua età. Lui, «grande vecchio della bacchetta» commosso, si siede su una sedia sistemata vicino al podio, fa il gesto del batticuore, non sa come ringraziare tutti i musicisti che comunque intanto tra un sorriso e l'altro continuano a suonare. Già, proprio così: un momento emozionante. Che rimane.

Oggi Herbert Blomstedt in cima a quella torta donata con affetto sta per aggiungere un altro numeretto che darebbe il capogiro a chiunque, ma nonostante l'età avanzata dirige ancora. Ha (quasi) 91 anni che compie il prossimo 11 luglio, la musica è la sua vita. Una forza della natura, si può tranquillamente dire. Una delle bacchette più longeve in circolazione se non la più longeva. Anagraficamente batte i colleghi Bernard Haiting, Seiji Ozawa, Zubin Metha e Yuri Termikanov. Di lui un breve ritratto.

In gioventù allievo dei Paul Sacher e Igor Markevitch (il primo, va ricordato, padre della Fondazione Sacher di Basilea dove vengono custodite le partiture dei maggiori compositori contemporanei, ndr), Blomstedt è un assoluto e profondo conoscitore del repertorio classico, è conosciuto in Italia, anche se un po' meno di tanti altri suoi colleghi, visto che per sua scelta ha lavorato di più altrove. Svedese, di nascita statunitense, vegetariano e avventista del settimo giorno, il suo ultimo arrivo al Teatro alla Scala di Milano è avvenuto circa tre anni fa alla veneranda età di 88 anni. Un suo «bis» nel capoluogo era stato richiesto e quel giorno è giunto.

Calendario alla mano il Maestro torna al Piermarini da venerdì a domenica (tre serate dalle ore 20) alla testa della Filarmonica scaligera per eseguire la «Sinfonia n.9 in Re maggiore» di Gustav Mahler. Qualche anno fa, arrivato qui per condurre, il direttore ai media aveva spiegato la sua assenza dalla scena nostrana, perché «le orchestre filarmoniche si contano sulle dita di una mano». Dopo aver ricordato però che una volta, nel capoluogo lombardo, era venuto per affrontare alla Verdi la «Nona» di Beethoven «invitato dall'amico e collega Riccardo Chailly», che ritrova nella casa numero uno dell'opera lirica. Ancora, si rammenta, qualche rado passaggio con orchestre straniere: per esempio le cronache rammentano un programma beethoveniano da lui condotto a Roma nell'autunno del 2015 davanti i Wiener Philharmoniker. Per il resto, «solo» impegni di natura lirica. Fino a oggi, momento del suo nuovo arrivo per chiudere la stagione sinfonica del Teatro alla Scala con una partitura di grande respiro come è quella mahleriana in programma, ovvero la «Nona». Un grande lavoro sinfonico che il compositore ha scritto tra il 1908 e il 1909, un lavoro fortemente pervaso dal presagio della morte. Nel 1907 il compositore perse una delle due figlie e nello stesso anno gli fu diagnosticata una grave disfunzione cardiaca che non gli avrebbe lasciato speranze. Mahler mancò quando stava lavorando alla «Sinfonia n.10».

La «Nona» è la sua ultima sinfonia considerata compiuta e venne eseguita per la prima volta postuma nel 1912 dai Wiener Philharmoniker diretti da Bruno Walter. Il concerto di oggi sarà trasmesso da Rai Radio Tre in diretta in Italia, Romania e Svizzera Italiana e in differita anche in Estonia, Spagna e Polonia.