Boccadoro, outsider alla Scala "Così ricordo Duke Ellington"

Il compositore lunedì in programma con ostakovic «Il mio concerto piano-orchestra? Ha il sound del jazz»

Profumi di jazz in salsa classica al Piermarini. Anzi, il suo sound. A portarlo in scena lunedì sera sarà la Filarmonica della Scala, nell'ambito della sua Stagione, diretta da Riccardo Chailly. Due partiture di Dmitrij ostakovic (Suite for jazz Orchestra n.1 e Sinfonia n.12, proposta dopo molti anni). E un nuovo lavoro di uno dei maggiori compositori italiani, Carlo Boccadoro (Concerto piano e orchestra in prima assoluta eseguito dalla pianista Beatrice Rana, 26 minuti in tutto). Ma come ci si sente trovandosi in cartellone accanto a un gigante del Novecento? «Beh, direi un po' piccoli risponde al telefono Boccadoro -. Spero che il pubblico non venga in teatro a fare paragoni. Fortunatamente non mi è successo con Beethoven».

Il lavoro, inedito, che l'autore cinquantatreenne presenta «è un concerto dalla forma tradizionale, tre tempi spiega il Maestro -. L'ho dedicato alla memoria di Duke Ellington (uno dei grandi musicisti americani del secolo Ventesimo, ndr); naturalmente si tratta di una dedica ideale. Non imito lo stile di Ellington, però ci sono elementi che derivano dal mondo del jazz, in particolare delle tecniche pianistiche». Il secondo tempo è «un adagio che contiene un allegro», omaggio al secondo di Bartok. Poi un gran finale in cui «l'orchestra si trasforma in una big band e dove l'orchestrazione è proprio in stile jazzistico. Nessuna imitazione come note afferma -, ma il sound sì. Il sound del jazz che a volte compare e scompare». Poi la scelta felice e «coerente» del direttore di accostare nel cartellone un lavoro di ostakovic come la Suite for jazz. Non solo musica, però, anche cronaca.

Dietro al ritorno di Boccadoro al Piermarini la sua terza volta c'è una storia che parte da lontano. Il nuovo lavoro, infatti, è una commissione privata del finanziere Francesco Micheli, già presidente del Conservatorio Verdi di Milano, noto anche per essere stato tra i fondatori e sostenitore di MiToSettembremusica. «Anni fa ricorda lui rimase colpito dalle mie musiche eseguite proprio a MiTo. In quell'occasione mi disse che nel futuro avremmo fatto qualcosa». E quel futuro è arrivato, poi confermato dalle parole dello stesso mecenate («la committenza di una creazione musicale è un'antica tradizione ha detto Micheli - una di quelle da non cancellare. Sono dunque molto contento di affiancare la Filarmonica della Scala nel continuare a portarla avanti. È un modo per sostenere artisti di cui il nostro Paese può essere fiero, come nel caso di Carlo Boccadoro»). Artisticamente complice e protagonista Chailly, che in passato ha già diretto pagine vergate dall'artista milanese.

Insomma, non c'è che dire: Teatro della Scala, big in frac sul podio, commissioni private. Un quadro impensabile, fino a non tantissimi anni fa, per un outsider come Boccadoro che ascolta da Bach a Stevie Wonder a Miles Davis, passando con disinvoltura a Zappa, Reich e Berio (solo per citare alcuni personaggi del suo affollato Pantheon); lui compositore prolifico amante del polistilismo, che è stato tra i fondatori dei Sentieri Selvaggi (nel 2017 le celebrazioni del primo ventennio all'insegna della musica contemporanea per il grande pubblico) l'ensemble per lungo tempo solo - o quasi - di fede minimalista Usa e dintorni contro le avanguardie storiche e i loro nipoti e nipotini. Ma così il Maestro replica a chi gli fa notare il suo più recente ecumenismo: «Gli autori post-moderni che eseguivo prima, come Glass e Galante, coi Sentieri li eseguo anche adesso. Ho solo aggiunto dei colori alla tavolozza. Intorno ai 20 anni pensavo delle cose oggi ne penso delle altre, è normale. Ci sono arrivato con il tempo, e ora il mio è mondo di ascolti dove Glass, appunto, e Boulez sono amici».