Bocci all'attacco: «La destra parla a vanvera»

Il Gioco del Rispetto continua a far discutere. L'ipotesi di introdurre anche nelle scuole milanesi il «Gioco del gender» come è stato soprannominato, sperimentato in 45 asili di Trieste, continua a dividere la politica milanese. Di cosa si tratta? Di un gioco in scatola che propone 11 attività ai bambini dai 3 ai 6 anni incentrate sullo scambio dei ruoli uomo/donna in diverse situazioni della vita quotidiana. Tradotto: nell'ambito ludico, a casa, nell'abbigliamento, nel mondo del lavoro, nell'ambito più intimo delle percezioni e della conoscenza del proprio corpo.

Ieri la consigliera del Pd Paola Bocci, che ha presentato il progetto all'assessore all'Istruzione del Comune Francesco Cappelli, che si è detto «interessato», ha risposto al fuoco incrociato. Sia cattolici che laici del centrosinistra hanno sollevato più di qualche perplessità sull'iniziativa, mentre il centrodestra ha parlato di «lavaggio del cervello ai bambini». Così per l'assessore Pd di area laica Carmela Rozza «il vero problema è la violenza contro le donne», per la renziana Anna Scavuzzo «sembra l'Uovo di Colombo. Eccessivo innamorarsi dell'iniziativa, ma non mi spaventa solo perché parla di maschile e femminile». Andrea Fanzago (area cattolica del Pd) esprime «qualche perplessità, e comunque non si spendano soldi del Comune». «Io sto con @ilgiocodelrispetto. E lo vorrei anche per le scuole d'infanzia del Comune di Milano. Basta con la disinformazione - replica Bocci su facebook -. Le affermazioni dell'assessore regionale alla Cultura Cristina Cappellini della Lega rivelano un'assoluta non conoscenza del progetto. Se lo avesse visto, avrebbe riconosciuto la competenza alla base del percorso, così come avrebbe riconosciuto che si tratta di un gioco intelligente che aiuta a superare stereotipi purtroppo radicati nella nostra cultura, riconoscendo allo stesso tempo ai bambini e alle bambine tutte le loro differenze». «Dietro il paravento dell'antidiscriminazione e della lotta agli stereotipi di genere - attaccava Cappellini - si tratta di un “lavaggio di cervello” ai bimbi, che a quell'età dovrebbero imparare altre cose che chiedersi se un papà debba fare i lavori domestici (o magari indossare pure i tacchi a spillo?) e la mamma lavorare in un cantiere (o mettersi una cravatta al collo)».

Durissimi anche gli interventi degli esponenti del centrodestra con Riccardo De Coratao (Fdi) che osserva: «I cittadini sono soffocati dalle tasse, la sicurezza è sottozero e Pisapia pensa all'educazione gender?». Pietro Tatarella, capogruppo di Fi in Comune parlava di «ingenerenze della scuola in tematiche che spettano solo alla sensibilità delle famiglie».