A Bollate operazione dei cani antidroga L'hashish trovato dietro il termosifone

Greco (Sappe): «È un carcere modello, chi sbaglia sarà allontanato»

Dietro un termosifone nel locale destinato ai sacchi delle immondizie nel terzo reparto. Lì si trovava il panetto di 154 grammi di hashish rinvenuto da una perquisizione della polizia penitenziaria nel carcere, definito «modello», di Bollate. Gettato lì all'improvviso una volta che il detentore ha saputo della perquisizione in atto e ai cani non si può sfuggire, oppure nascondiglio di tradizione?

«Difficile a dirsi nell'immediato - ammette Alfonso Greco, segretario regionale del Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria) - I detenuti sono molto furbi. Se ne sono sbarazzati forse all'ultimo minuto, quando hanno capito la valenza dell'indagine in corso dentro le celle. Saranno le indagini a stabilire se sia stato gettato, oppure si trovasse lì da tempo». In un luogo che tra tutti è il più strategico, visto gli odori che emana, anche se il proprietario o i proprietari del panetto sapevano benissimo che le Unità cinofile non avrebbero fallito nell'operazione di rinvenimento.

«I ritrovamenti di droghe nelle carceri italiane sono molto frequenti - prosegue Greco - A Bollate i detenuti stanno attenti in modo particolare perché sanno che se vengono trovati con sostanze stupefacenti addosso, vengono subito allontanati da questo carcere». Per ora i sospetti sono indirizzati verso un unico possessore che si è sbarazzato del panetto, ma saranno controlli più accurati a fare luce su una faccenda che a Bollate non dovrebbe aver luogo, visto che si fa di tutto per tenere impegnati i reclusi, dando loro anche la possibilità di lavorare.

Dopo i fatti accaduti nelle ultime settimane nel carcere minorile Beccaria, dove è scoppiata una rivolta, si sono fatti più serrati i controlli della polizia penitenziaria che cerca di individuare tutte le cause che possono eccitare un eccessivo nervosismo tra i carcerati. La droga certo non giova a tenere comportamenti sereni e costruttivi, per cui l'intento è di stanarla il più possibile. I sacchetti delle immondizie sono un posto strategico di occultamento.

L'ultimo caso eclatante di droga in carcere risale a un mese fa a Rebibbia, una vicenda in cui si sono trovati coinvolti ben cinque carcerati. Si fa sempre più necessaria la presenza dei cani. «I cani sono davvero eccezionali - conclude Alfonso Greco - Grazie a loro le indagini non si concludono mai senza un risultato e i detenuti ne sono sempre più consapevoli».