Boom chirurgia estetica, troppi i falsi medici con titoli inventati

Rischi sempre più gravi per i pazienti che non vanno da professionisti qualificati

Districarsi nella jungla della chirurgia estetica. Scegliere il medico che sia davvero in grado di fare un intervento o un trattamento in maniera competente e corretta. O la clinica giusta dove sottoporsi a un intervento. Sembra banale, ma non lo è affatto visti i recenti casi di donne che hanno addirittura perso la vita per infezioni, medici incompetenti, ambienti non idonei. L'ultimo caso a Milano risale ad aprile: una donna romena di 36 anni è deceduta, nove mesi dopo essersi sottoposta a liposuzione, per via di un'infezione. Questo, inutile dirlo, l'episodio limite, ma sono svariati i casi di donne che hanno subito danni più o meno gravi, dalla dialisi al coma. Finalmente la Regione Lombardia, con il DGr 1046 del 17 dicembre 2018, ha iniziato a normare il settore vietando le operazioni di chirurgia estetica negli ambulatori.

Da un lato ci sono le case di cura con le stesse caratteristiche di un ospedale e la possibilità di effettuare qualunque intervento e ricovero. Poi ci sono le day surgery, con sale operatorie simili a quelle di ospedali e case di cura, ma per ricoveri di massimo 24 ore. Dall'altro gli ambulatori chirurgici, con dotazioni mediche minimali. La legge finora normava solo di tipi di anestesia che si possono effettuare in questi luoghi, ma non gli interventi che si possono eseguire nelle varie strutture. Tradotto: allettati dal risparmio e dalla mancanza di informazioni adeguate, molti pazienti finiscono per sottoporsi a interventi importanti in ambulatori che non potrebbero ospitarli. Qui, per esempio, non si possono somministrare anestesie totali: i medici aggirano la legge ricorrendo ad anestetici locali in super dosaggi. Che, però, potrebbero comportare pericoli maggiori.

Ora in Lombardia non si potrà più fare. Criptico il testo del decreto, ma fondamentale per proteggere i pazienti, «il punto è - spiega il dottor Paolo Santanchè, antesignano della chirurgia estetica moderna - che per la chirurgia estetica, plastica e ricostruttiva non esiste in Italia l'obbligo della specializzazione. Basti pensare che gli iscritti all'Aicpe, l'Associazione italiana di chirurgia plastica estetica sono 300 in tutta Italia, mentre la Sicpre, la Società italiana di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica ne conta 900. Il problema, a livello nazionale, è che le uniche specializzazioni richieste ai medici sono quelle di anestesista e radioterapista, mentre le altre branche possono essere esercitate con la semplice laurea in Medicina. E quindi in questi anni hanno proliferato i master». Risultato? Il settore pullula di «millantatori - spiega Santanchè - e dottori senza scrupoli che operano in ambienti non adatti o senza averne le competenze». L'Ordine dei medici non vigila? «No - replica secco il chirurgoc he è anche consulente tecnico del giudice del Tribunale civile e perito del giudice del Tribunale penale - Ignora assolutamente il problema. E lo dico per esperienza diretta. Ho denunciato personalmente il caso di un medico che abusava del titolo di specialista, ma contro di lui non è stato preso alcun provvedimento. Tanto meno è stato sospeso, come prevede la legge».

Ecco quindi che i pazienti, se non stanno attenti, rischiano di mettersi in cattive mani. Non solo, la concorrenza è spietata perché i chirurghi estetici vogliono accontentarli a tutti i costi, senza curarsi delle conseguenze anche psicologiche delle loro richieste. E nella maggioranza dei casi «si è persa completamente la deontologia».