Boom di «uffici» da 8 euro al giorno

Oltre 90 spazi di lavoro condiviso, ora li usano anche avvocati e commercialisti

Chiara Campo

Fino a tre o quattro fa erano una manciata e i «clienti» quasi sempre studenti universitari o giovani precari. Un'alternativa alla sala studio, un punto d'appoggio per chi cercava di entrare nel mondo del lavoro. Oggi aprire uno spazio di coworking può rendere molto bene, è cambiato il mercato e affittare una scrivania negli spazi di lavoro condiviso non è più un tabù per chi ha passato gli anta. Sono sempre più numerosi i commercialisti, avvocati o professionisti di vario tipo che optano per una soluzione più economica dello studio privato, alternativa al lavoro da casa (tra figli e tv, distrarsi è un attimo) e che spesso offre agganci utili per l'attività. I fornitori di coworking in città oggi sono oltre novanta (sedici aperti 24 ore su 24) e sono il 25% delle 350 imprese sparse in tutta Italia. Tra le almeno 970 postazioni in open space e le 590 singole (e ovviamente più costose) le scrivanie in «affitto» sono circa 1.560. É difficile fare una stima esatta. Non tutti ma un buon numero - 63 ad oggi - sono iscritti all'Albo delle strutture qualificate creato nel 2014 dal Comune (se ne aggiungono dieci tra makerspace e fablab, quei centri che si concentrano sulla manifattura digitale). Per entrare nell'Albo bisogna rispondere a dei requisiti minimi: mettere a disposizione più di 10 postazioni, offrire zone di ristoro, spazi comuni, tecnologie condivise. E le sedi accreditate sono concentrare quasi interamente tra il centro, le zone 2, 3 e 9, neanche una postazione nel Municipio 5. La giunta a inizio agosto ha approvato le linee di indirizzo per aggiornare e ampliare gli elenchi dei coworking qualificati. Prevede fondi per circa 370mila euro da distribuire come incentivi per l'acquisto di arredi, attrezzature e restyling degli spazi a chi vuole aprire una nuova attività o iscriversi all'Albo (il pacchetto sarà di 280mila euro, massimo 20mila per ogni operatore) o rivolti a chi è già accreditato ma vuole rinnovare gli ambienti (80mila euro di aiuti, massimo 10mila ciascuno). A settembre il Comune lancerà i bandi per accedere, saranno premiati chi investimenti nelle periferie. Nel 2013, quando la giunta ha iniziato ad investire sul settore, «di fronte alla crisi che aveva colpito anche Milano, seppure in misura minore rispetto al resto d'Italia, avevamo previsto voucher anche per chi affittava una scrivania nei coworking, oggi la situazione è cambiata, si colgono segnali positivi e abbiamo preferito concentrare le risorse sulle imprese» spiega l'assessore al Lavoro Cristina Tajani. Milano «è stata pioniera, altri Comuni hanno preferito creare degli spazi di coworking, noi abbiamo deciso di non metterci in concorrenza e di aiutare i privati, questo sistema ha creato anche posti di lavoro». Alcune realtà hanno scelto di specializzarsi, dal coworking di via Milazzo che è diventato l'indirizzo di giornalisti, grafici o web designer a quello di via Bramante con studi di registrazione in affitto per i musicisti o lo «studio condiviso» dagli architetti in via Ventura.