Il borgo di Chiaravalle abbandonato al degrado

Un borgo che soffre sul suo corpo le ferite del tempo senza essere curato è un tumore che porta in lenta metastasi tutta la città. L'amministrazione milanese continua a ignorare la malattia di Chiaravalle, mille abitanti a sud est di Milano, a soli tre chilometri da piazzale Corvetto, che anche ieri hanno lanciato un sos antico, sebbene perpetuamente ignorato.

Il crollo dell'argine della Roggia Vettabbia, precipitato nel novembre 2014 a causa delle esondazioni, la disintegrazione mortifera della cascina la Grangia, la palude in cui si è marcito l'allegro Fontanile gridano la sofferenza di uno scempio intollerabile sulla bellezza della storia, e non c'è Expo che tenga a giustificarlo, al contrario i lavori di Expo sono un'aggravante, come se i parigini avessero costruito Disneyland lasciando crollare la Tour Eiffel. «Non possiamo credere che i turisti che arriveranno da maggio non facciano una visita all'abbazia di Chiaravalle, famosa in tutto il mondo, e cosa penseranno una volta giunti qui?» ricorda Massimiliano Toscano, consigliere di zona 5, autore di un'interrogazione già nel 2012, che ieri ha partecipato all'incontro di cittadini stufi di denunciare un degrado senza ascolto.

Sembra uno scheletro la linea ferroviaria invasa dagli sterpi e la piazza del paese mezza ristrutturata e mezza no uno sberleffo alla ragione del decoro, come un bell'abito con l'orlo raffazzonato. Cosa c'è da augurarsi? Che per Expo arrivi a Chiaravalle un magnate americano e comperi l'intero borgo, visto che in Italia i privati non sanno cosa voglia dire cultura? Abbadono anche a Pontesesto di Rozzano, dove mesi fa Manuela Sacchi del bar Manù aveva portato in piazza duecento persone dedicando un vino al posto. Manuela combatte anche oggi dalle 17 alle 21 con una festa spagnola a PonteSesto a base di paella e sangria per ricordare che ogni luogo ha il suo genio. Chiaravalle e Pontesesto di Rozzano sono un esempio dell'incapacità del nostro Paese d'amarsi: chi non cura l'ambiente in cui vive non ama la sua pelle. All'Expo Gate si parla di cultura: cultura del cibo, della terra, delle tradizioni. Si piantano campi di grano. Si organizzano mostre importanti. Intanto a Chiaravalle si fa crepare il mattone su cui la parola «cultura» affonda le radici. Radici malate se quel mattone roso punge al cuore come un dente d'aspide.

Commenti

Gianca59

Dom, 15/03/2015 - 12:17

Che degrado ! Continuiamo così e parleremo di un' Italia che non c' è più !

Tero59

Lun, 16/03/2015 - 14:05

Chiaravalle potrebbe essere un bellissimo borgo alle porte di uan metropoli invece, oltre ai problemi indicati nell' articolo ci sono anche nomadi e disperati vari nelle varie cascine abbandonate e nelle tendopoli circostanti, con relativi problemi di sicurezza e di igene. Per non parlare di quello che si trova percorrendo le vie accesso al borgo. E' stata costruita l' ennesima pista ciclabile (come potevamo farne senza!!) da Porta Romana al Parco della Vettabbia ma chi la percorre dopo pzle Corvetto lo fa a suo rischio e pericolo. Via San Dionigi è impraticabile se non a bordo di vettura (sperando che non si guasti). Però a Chiravalle organizzano un bellissimo mercatino ecosolidale-radicalchic de cxxo.