Botte, insulti e minacce ai malati psichiatrici in un video dell'orrore

Le telecamere hanno ripreso le violenze contro i pazienti di una casa di cura Arrestato infermiere, altri tre indagati

Cristina Bassi

Senza pietà. Infierivano su malati psichiatrici indifesi, picchiandoli e umiliandoli. Per le sevizie documentate da telecamere nascoste è finito in manette un operatore socio sanitario peruviano di 52 anni. Nell'aprile 2015 l'uomo è stato arrestato in flagranza e poi condannato in primo grado per maltrattamenti a quattro anni. Li sconta ai domiciliari. Altri tre, sempre di origine peruviana e di età tra i 50 e i 60 anni, sono indagati a piede libero in attesa di giudizio.

Le violenze, di una «brutalità gratuita» secondo il dirigente di polizia Daniele Barberi, avvenivano in una casa di cura convenzionata con l'Asl. L'indagine della polizia del commissariato Comasina è partita a fine 2014. I reati accertati sono andati avanti da quel periodo ai primi mesi del 2015. Solo con la chiusura delle indagini preliminari, pochi giorni fa, si è saputa la notizia. La polizia ha documentato schiaffi, pugni in testa, calci, minacce e percosse anche con oggetti come la paletta per pulire le feci, il manico di una scopa o il pappagallo per le urine. Oltre a insulti e - si sentono nei filmati agli atti - le urla dei pazienti. Gli inquirenti hanno cominciato a indagare dopo una segnalazione di fine 2014 della direzione sanitaria della clinica, dove lavorano dieci operatori. Anche le vittime sarebbero una decina. Sono state accertate violenze da parte di un quinto assistente. I malati erano spesso costretti a letto e non potevano sottrarsi. Inoltre a causa della condizione di interdetti per infermità mentale le loro eventuali dichiarazioni sulle sevizie subite non potevano essere messe nel fascicolo. Alcuni parenti però, una volta sentiti come testimoni, hanno confermato i sospetti. Hanno infatti trovato sul corpo dei familiari segni di percosse che non potevano essere colpi accidentali. Alcuni parenti si erano lamentati dei lividi appunto con i responsabili della struttura, anche se nessuno ha mai sporto denuncia. Nei video si vede uno dei pestaggi. L'infermiere picchia il paziente con le mani e con diversi oggetti, infierisce sull'uomo anziano. La vittima tenta una debole protesta e viene punito rovesciandogli addosso le urine da un contenitore. Le telecamere all'inizio trasmettevano immagini in differita. Poi, vista la gravità dei fatti, il pm ha dato il permesso di controllare la situazione in diretta. Da qui l'arresto in flagranza del primo peruviano, che è stato subito licenziato. Il giudice ha invece negato la custodia cautelare per gli altri tre, che hanno continuato a lavorare nel centro per un altro anno, fino all'iscrizione nel registro degli indagati del 26 febbraio scorso. Durante questo periodo le telecamere erano state rimosse, ma non sono state segnalate nuove vessazioni. Gli inquirenti hanno intercettato i telefoni dei quattro (incensurati), che lavoravano nella struttura da una decina d'anni: parlavano delle violenze con le proprie mogli. Gli indagati non agivano in gruppo, ma sapevano dei maltrattamenti degli altri. Si sono giustificati dicendo che rispondevano alle provocazioni dei malati, i video però li smentiscono.